“Doveva aiutarmi ma mi ha molestata”: a processo un soccorritore del 118

Rinviato a giudizio un 48enne residente nella zona di Galatina, accusato di aver palpeggiato una turista che aveva chiesto l’intervento di un’ambulanza a causa di dolori addominali. L’episodio il 31 maggio 2017 nella marina di Sant’Isidoro

LECCE - Era in preda a forti dolori addominali e proprio lui, l’operatore del 118 intervenuto per soccorrerla, avrebbe approfittato di questa condizione di malessere per allungare le  mani sul suo corpo. E ora, P.S., 48enne originario di Brindisi, ma residente nella zona di Galatina, dovrà risponderne a processo. Lo ha deciso ieri il giudice Simona Panzera, al termine dell’udienza preliminare, fissando al 1 luglio l’inizio del rito ordinario davanti ai giudici della prima sezione penale del tribunale di Lecce. Attraverso l’avvocato difensore Francesca Conte, l’imputato dovrà respingere l’accusa di violenza sessuale, aggravata dal fatto di aver abusato della condizione di inferiorità fisica e psichica della malcapitata.

Era il 31 maggio 2017 e la donna, una cameriera piemontese di 37 anni, stava trascorrendo le vacanze con i suoi genitori in un residence a Sant’Isidoro, marina di Nardò, quando accusò dei forti dolori addominali e la madre contattò il 118. L’ambulanza arrivò con tre infermieri e uno di questi, poi identificato nel 48enne di Noha, nel tragitto dalla stanza dove la paziente fu visitata al mezzo col quale fu accompagnata nell’ospedale di Copertino per ulteriori accertamenti, con una mano teneva la flebo e con l’altra, proprio con la scusa di sorreggerla, le avrebbe toccato il seno. “Sei una bella ragazza, se vuoi domani vengo in piscina, ci vediamo”, le avrebbe proposto, mentre lei non riusciva a tenersi in piedi per i dolori. Ma non finisce qui. Perché una volta giunta nel pronto soccorso, mentre era distesa su una barella in attesa dei medici, lui si sarebbe fatto strada nel lenzuolo che la copriva per molestarla nuovamente. La donna raccontò ai carabinieri di non essere riuscita ad opporsi come avrebbe voluto a causa del malessere.

Le sue dichiarazioni hanno segnato l’inizio dell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Stefania Mininni che ha poi chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio del presunto responsabile.

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