Cronaca

“Doveva aiutarmi ma mi ha molestata”: assolto un soccorritore del 118

Emessa la sentenza nel processo che vedeva imputato per violenza sessuale aggravata un 50enne di Noha. Per lui, il pubblico ministero aveva invocato sette anni di reclusione

GALATINA - Era di sette anni di reclusione la condanna invocata dal pubblico ministero Donatina Buffelli nel processo che vedeva imputato un operatore del 118, P.S., 50enne originario di Brindisi, residente nella zona di Galatina, accusato di aver molestato una donna durante un intervento di soccorso.

Ma non ha retto il reato di violenza sessuale aggravata dal fatto di aver abusato della condizione di inferiorità fisica e psichica della malcapitata.

Il collegio della prima sezione penale del tribunale di Lecce, presieduto dal giudice Roberto Tanisi, ha emesso un verdetto di assoluzione per insufficienza di prove, basandosi l’accusa esclusivamente sul racconto della presunta vittima che, secondo la difesa, rappresentata dall’avvocato Ladislao Massari, sarebbe stato smentito da quello di alcuni colleghi dell’imputato ascoltati a dibattimento.

La donna, una cameriera piemontese di 37 anni, stava trascorrendo le vacanze con i suoi genitori in un residence a Sant’Isidoro, marina di Nardò, quando, il 31 maggio 2017, accusò dei forti dolori addominali e la madre contattò il 118.

Stando all’inchiesta condotta dal pubblico ministero Stefania Mininni, l’ambulanza arrivò con tre soccorritori e uno di questi, poi identificato nel 50enne di Noha, nel tragitto dalla stanza dove la paziente fu visitata al mezzo col quale fu accompagnata nell’ospedale di Copertino per ulteriori accertamenti, con una mano reggeva la flebo e con l’altra, proprio con la scusa di sorreggerla, le avrebbe toccato il seno.

“Sei una bella ragazza, se vuoi domani vengo in piscina, ci vediamo”, le avrebbe proposto, mentre lei non riusciva a tenersi in piedi per i dolori. Ma non finisce qui. Perché una volta giunta nel pronto soccorso, mentre era distesa su una barella in attesa dei medici, lui si sarebbe fatto strada nel lenzuolo che la copriva per molestarla nuovamente. La donna raccontò ai carabinieri di non essere riuscita ad opporsi come avrebbe voluto a causa del malessere.

Ma, come detto, il verdetto è stato assolutorio e per conoscere le ragioni bisognerà attendere i prossimi novanta giorni, entro i quali saranno depositate le motivazioni.

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