Partono per soccorrere due naufraghi e scoprono carico di stupefacenti

Arrestati due albanesi. Hanno rischiato di morire assiderati a 13 miglia da Frigole. Li ha soccorsi un mercantile, poi la guardia costiera ha accertato che trasportavano marijuana

FRIGOLE (Lecce) – Un fiume in piena in mezzo ai mari. Non sembri un paradosso: il fiume in piena, in questo caso, è la marijuana che continua a sbarcare sulle coste pugliesi (con quelle salentine fra le predilette). Provenienza, sempre l’Albania.

E cittadini del Paese delle Aquile sono anche i due che stavano trasportando l’ennesimo carico. Solo che questa volta gli è andata persino peggio di altri corrieri, connazionali o meno, finiti in arresto. Perché le manette e l’alloggio in una cella di Borgo San Nicola devono essere sembrati una liberazione, rispetto a quello che hanno rischiato.

La barca sulla quale si stavano muovendo, solcando clandestinamente le acque territoriali, a un certo punto, s’è rovesciata. Sono rimasti aggrappati alla chiglia, a circa 13 miglia della costa. E forse sarebbero morti assiderati, se non fosse passata nei paraggi una nave mercantile battente bandiera maltese, la "Sider Sun".

Sono stati i marinai a bordo a soccorrerli per primi, non senza avvisare nel frattempo la capitaneria di porto di Brindisi. Sebbene fossero all’altezza di Frigole, marina di Lecce, ritenevano che la competenza fosse del capoluogo messapico. Da Brindisi è partita una motovedetta, ma sotto il coordinamento dell’ufficio circondariale marittimo di Otranto, quando si è appurato che la zona era quella di Lecce.

In supporto, sono poi state inviate altre due motovedette, una sempre da Otranto, l’altra da San Foca. Anche perché la guardia costiera aveva già intuito che i due potessero essere trafficanti di droga. Quindi, oltre a riportarli a riva, c’era bisogno di osservare con attenzione cosa vi fosse nelle vicinanze della barca semiaffondata.

I due albanesi (uno 25enne, l’altro senza documenti al seguito) sono stati recuperati dal mercantile, che così ha ripreso la navigazione verso l’Adriatico settentrionale, e trasportati nel porto di Otranto. Qui, sono stati visitata dal personale del 118 e giudicati in buone condizioni di salute, tutto sommato, considerata la disavventura.

Nel frattempo, però, le altre motovedette avevano già raggiunto la zona del naufragio, trovandosi di fronte a una barca di vetroresina di circa 5 metri semiaffondata, con un solo motore, e ad alcuni vistosi imballaggi di materiale plastico che galleggiavano attorno. Sei in tutto, recuperati a bordo insieme a un borsone, per un totale di 200 chilogrammi di marijuana.

Per inciso, è possibile che il carico originale fosse più corposo, ma che altra droga sia nel frattempo ancora da rintracciare, trascinata dalla corrente. Non è improbabile che qualche pacco approdini nei prossimi giorni in qualche punto sul litorale, come avvenuto anche in altre circostanze.

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Si è partiti quindi da un soccorso, ma l’operazione è diventata strada facendo di polizia marittima e, di conseguenza, è stata informata l’autorità giudiziaria, che ha disposto la carcerazione per entrambi. Quanto ai motivi dell’affondamento, si sospetta che la barca possa aver affrontato con velocità azzardata e un carico eccessivo un'onda un po’ più grossa. D’altro canto, oggi è mare 3, con onde fino a un metro e mezzo. Non il momento migliore per viaggiare con simili barchette. Anche se i due devono aver pensato che il gioco valesse la candela.   

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