Droga e pistole nel box, scarcerato Salierno che si difende: “Ero lì per un caffè”

Confermato l’arresto in carcere per il nipote Andrea Saponaro che si è assunta la responsabilità degli stupefacenti e delle armi trovate quattro giorni fa nel suo garage

LECCE - Ha dichiarato di trovarsi nei pressi dell’abitazione del nipote solo perché doveva  prendere un caffè insieme a lui, in una stazione di servizio, e di essere completamente all’oscuro delle armi e della droga custoditi nel garage. Si è difeso così durante l’interrogatorio Cristian Salierno, il 36enne leccese arrestato quattro giorni fa con Andrea Saponaro, di 28, e all’esito del confronto (che si è svolto alla presenza dell’avvocato difensore Marco Caiaffa), il giudice Marcello Rizzo gli ha restituito la libertà, ritenendo insussistenti i gravi indizi di colpevolezza.

La valutazione scaturisce anche dal racconto rilasciato dal nipote, sempre in sede di interrogatorio,  che ha ammesso le sue responsabilità, negando il coinvolgimento del parente, e per il quale è stato confermato l’arresto in carcere.

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E’ qui che i due uomini, entrambi noti, sono finiti in seguito alla perquisizione svolta dagli agenti della squadra mobile, dopo l’accertamento di una cessione di droga (10 grammi di cocaina) da parte di Saponaro a un cliente. In particolare nel box auto del 28enne, c’erano 400 grammi di hashish, 94 grammi di hashish suddivisi in 20 dosi e 75 grammi di cocaina. Oltre allo stupefacente, c’erano anche due pistole (una semi-automatica calibro 9 per 21 con matricola abrasa, una calibro 22 senza matricola), munizioni (14 cartucce calibro 9 per 21 e 3 cartucce calibro 22), e un caricatore vuoto, sequestrati con la somma di 670 euro in banconote di vario taglio (trovata addosso a Saponaro) e al materiale utile al confezionamento delle dosi.

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