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Drogato al volante uccise un ciclista, disposta una nuova perizia sull’incidente

La Corte d’assise d’appello di Taranto ha disposto accertamenti sul sinistro avvenuto il 22 gennaio del 2016 a Casalabate nel quale perse la vita, a 67 anni, Franco Amati

CASALABATE - Ci sarà una nuova perizia per ricostruire l’incidente avvenuto il pomeriggio del 22 gennaio del 2016, in via Monticelli a Casalabate, nel quale due ciclisti furono travolti da un’auto: uno di loro, Franco Amati, perse la vita a 67 anni, mentre l’amico Ugo Romano, di 64, di Lecce, rimase gravemente ferito. L’accertamento è stato disposto dalla Corte d’Assise d’appello di Taranto, alla quale erano stati rinviati gli atti, dopo la decisione della Corte di Cassazione di annullare i vent’anni di reclusione inflitti in secondo grado all’automobilista Andrea Taurino, 36enne originario di Trepuzzi ma residente a Casalabate (in primo, l’uomo era stato condannato all’ergastolo), modificando il reato da omicidio volontario in colposo.

Nella prossima udienza fissata per il 5 marzo, i giudici affideranno formalmente l’incarico all’ingegnere Antonio Vernaleone di ricostruire la dinamica del sinistro, tenendo conto delle caratteristiche tecniche dei mezzi coinvolti e dei danni riportati dopo l’impatto, dello stato dei luoghi e delle condizioni di tempo, e verificando, soprattutto, l’eventualità che il conducente possa essere stato abbagliato dal sole. La perizia dovrà inoltre accertare, vista la presenza di una curva sinistrorsa, quale fosse la visuale consentita ai veicoli che procedevano nei due sensi di marcia e la velocità tenuta dall’imputato.

Le conclusioni alle quali giungerà l’esperto saranno determinanti nella scelta della Corte di procedere a un nuovo ascolto del testimone sopravvissuto all’incidente.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Marco Pezzuto, ha nominato come consulente l’ingegnere Sergio Carati, lo stesso che aveva redatto la relazione inserita nella memoria redatta dallo stesso legale e depositata prima dell’udienza di ieri.

Taurino ha sempre negato di aver investito volontariamente i due ciclisti, ma di aver perso il controllo del mezzo perché sotto l’effetto di stupefacenti. Tra le accuse mosse nei suoi riguardi c’erano anche quelle di ricettazione e di resistenza a pubblico ufficiale, perché al momento dell’arresto, alla vista dei carabinieri, tentò la fuga su un’auto, una Fiat 500, risultata rubata.

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