Drogato al volante, uccise un ciclista, quarto verdetto: 18 anni

Arriva la sentenza nel secondo processo d’appello nei riguardi di Andrea Taurino, il 36enne che, nel gennaio 2016, travolse con l’auto Franco Amati e ferì l’amico, in via Monticelli, a Casalabate

CASALABATE - Sono 18 gli anni inflitti ad Andrea Taurino, il 36enne originario di Trepuzzi che il 22 gennaio del gennaio 2016, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti,  travolse con l’auto due ciclisti, provocando la morte di uno di loro, il 67enne Franco Amati, e il ferimento dell’altro, Ugo Romano, 64 anni, di Lecce.

E’ questo il verdetto emesso nel processo d’appello che si è celebrato davanti alla Corte di Taranto, dopo che la Cassazione aveva annullato la condanna a vent’anni di reclusione comminata in secondo grado (in primo, la pena fu dell’ergastolo), accogliendo il ricorso presentato dall’uomo, attraverso l’avvocato Marco Pezzuto.

Non sono ancora note le motivazioni della sentenza, ma nella scelta dei giudici ha avuto un peso fondamentale la perizia disposta lo scorso marzo, finalizzata a ricostruire la dinamica del sinistro, avvenuto in via Monticelli, a Casalabate, tenendo conto delle caratteristiche tecniche dei mezzi coinvolti e dei danni riportati dopo l’impatto, dello stato dei luoghi e delle condizioni di tempo, e a verificare, soprattutto, l’eventualità che il conducente possa essere stato abbagliato dal sole. La perizia svolta dall’ingegnere Antonio Vernaleone doveva inoltre accertare, vista la presenza di una curva sinistrorsa, quale fosse la visuale consentita ai veicoli che procedevano nei due sensi di marcia e la velocità tenuta dall’imputato.

Taurino ha sempre negato di aver investito volontariamente i due ciclisti, ma di aver perso il controllo del mezzo perché sotto l’effetto di stupefacenti. Da qui, la tesi, sostenuta in tutti questi anni dalla difesa, che si trattò di omicidio colposo e non volontario. Non appena saranno depositate le motivazioni del dispositivo, il difensore valuterà un nuovo ricorso in Cassazione.

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Tra le accuse mosse nei suoi riguardi del 36enne c’erano anche quelle di ricettazione e di resistenza a pubblico ufficiale, perché al momento dell’arresto, alla vista dei carabinieri, tentò la fuga su un’auto, una Fiat 500, risultata rubata.

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