Cronaca

Due colpi di pistola contro l'auto del padre di Monaco

Forse ad agire qualcuno sullo scooter. I colpi esplosi sulla Renault Clio del padre di Gianni "Coda", che fra due giorni comparità davanti al gup per l'omicidio Giannone. Sul caso indaga la mobile

023-2

LECCE - Ore mezzanotte e un quarto: due colpi di arma da fuoco esplosi alla periferia di Lecce, in piazzale Genova. In corrispondenza del civico 11, dove sorge una delle tante palazzine del quartiere popolare. Scorrendo tra le etichette dei citofoni compare un cognome: Monaco. E' lì che abita la famiglia di Giampaolo Monaco, l'ex pentito della Scu che fra due giorni comparirà dal gup Nicola Lariccia, davanti al quale è prevista l'udienza preliminare per l'omicidio di Antonio Giannone. A distanza di 48 ore da questo appuntamento, qualcuno ha pensato bene di riaccendere il clima intimidatorio intorno alla famiglia di Gianni "Coda".

Hanno sparato, prima un colpo, poi un altro ancora, contro la parte posteriore dell'auto del padre Luigi, in prossimità del paraurti, non lontano dalle gomme. Si tratta di una Renault Clio di colore scuro che era parcheggiata proprio fuori dall'abitazione. Sul caso sta indagando la squadra mobile di Lecce. la polizia scientifica non ha rinvenuto bossoli, ma due ogive. Saranno sottoposte ad analisi e si cercherà di risalire al calibro dell'arma impiegata, presumibilmente una pistola. Secondo i primi rilevamenti, la mano che impugnava l'arma ha sparato da una distanza relativamente breve, circa dieci centimetri.

Qualcuno ha riferito di aver visto una persona, a bordo di uno scooter, con il volto coperto da casco integrale. Un anno fa, quando i colpi invece vennero esplosi contro la gamba del fratello Mirko, i sicari erano due. Anche quella volta in sella alle due ruote, con i caschi integrali.

In quel caso, l'attentato si consumò poco dopo che gli uomini della squadra mobile notificarono in carcere l'ordinanza di custodia cautelare che lo accusava di omicidio volontario. L'agguato di ieri è solo l'ultimo di una lunga serie, che ha avuto come cassa di risonanza proprio le ultime indiscrezioni emerse che hanno fatto da sfondo all'uccisione di Giannone. Come la sete di vendetta di Gianni coda, contro il 25enne, ma non solo. Contro tutti. Perché da quando lui ha iniziato a collaborare con la giustizia i suoi familiari hanno perso la pace. La sera di quel 6 aprile nell'appartamento al sesto piano della palazzina di via Terni li avrebbe fatti fuori tutti.

Così avrebbe detto al pubblico ministero Guglielmo Cataldi,durante l'interrogatorio del 14 luglio scorso. Giannone aveva pestato suo fratello Mirko, e questo lui non lo poteva sopportare. Per questo, era fuggito dalla località protetta, per punire il responsabile di quell'onta. Che la sera dell'omicidio era in casa di Carmela Salierno, il cui marito e fratello hanno riportato pesanti condanne anche a causa della dichiarazioni che Monaco aveva fatto agli inquirenti.


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