Cronaca

Due molotov lanciate su casa del 17enne, ma restano inesplose

Erano un paio di bottiglie di "Nastro Azzurro", con liquido infiammabile dentro, ma gli stoppini non sono stati attivati. Un'intimidazione ai danni dei genitori del fidanzatino di Noemi, reo confesso del suo assassinio

Foto di Antonio Quarta.

MONTESARDO – Due bottiglie molotov sono state lanciate contro l’abitazione dei genitori del ragazzo di Montesardo, frazione di Alessano, reo confesso di aver ucciso la sua fidanzatina. E’ successo alle prime ore di sabato (verso le 3 di notte), ma nessuna delle due ha provocato danni. Sono rimaste del tutto inesplose, e per volontà stessa di chi le ha lanciate.

La tensione è sempre stata alta, attorno alla scomparsa di Noemi Durini. Prima ancora che il corpo fosse ritrovato, che si sapesse di un assassinio, sebbene il sospetto montasse ogni ora di più. Il video che ha iniziato a circolare sui social, che ritrae il ragazzo di 17 anni di Montesardo il quale, in pieno giorno, spacca i vetri di un’autovettura, n’è la testimonianza più lampante.

Quel filmato aveva cominciato a navigare fra un telefono e l’altro, in modo virale, via Whatsapp quando il giovane non era nemmeno ancora stato iscritto nel registro degli indagati. Ma era chiaro come avvertisse su di sé tutto il peso di un’inchiesta che a grandi falcate si stava avvicinando a una soluzione. Forse non ancora tutta la verità, visti i tasselli del mosaico ancora da ricomporre. I primis, resta da accertare se vi stata un’effettiva complicità del padre in alcune delle fasi, come la macabra sepoltura di Noemi fra le campagne di Castrignano del Capo.

La morte stessa, il modo in cui è avvenuta, resta ancora un mezzo mistero, viste le più versioni rese nel corso della drammatica confessione e la Tac sulle spoglie della povera ragazza che escludono segni letali sul cranio.

Ora arriva anche questa forma di intimidazione, questa volta ai danni della famiglia del ragazzo. Impossibile per il momento stabilire da quali mani siano partite quelle molotov, ma non c’era evidentemente volontà di provocare danni, quanto “solo” lanciare un atto di sfida, una provocazione. Forse una risposta agli atteggiamenti inopportuni avuti dal ragazzo dall'uscita della caserma, di cui in un secondo momento s'è detto pentito. 

Gli stoppini inseriti nelle bottiglie, due Nastro Azzurro, di certo non erano attivati, come hanno verificato i carabinieri della stazione di Alessano e della compagnia di Tricase, comandata dal capitano Alessandro Riglietti. Repertati i cocci, c’erano senz’altro però tracce di liquido infiammabile.  Le indagini sono al momento in corso. E, di certo, simili episodi, non fanno altro che alzare l'asticella dell'apprensione e della rabbia attorno a una delle più brutte pagine di cronaca nera del Salento degli ultimi decenni. 

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