Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Due nigeriani in stato di fermo per l'assassinio del maresciallo vegliese

Modena: gli extracomunitari inchiodati da una videocamera di sicurezza di un'attività commerciale e da alcune impronte digitali. Manca però ancora l'arma del delitto. Rispondono anche di rapina: trovati alcuni effetti personali

 

MODENA – Svolta nell’omicidio del militare vegliese, Salvatore Spedicato, 51enne, residente a Modena da molti anni, dove svolgeva servizio presso l’Accademia. In stato di fermo, per l’assassinio, vi sono due nigeriani, mentre un terzo risponde di ricettazione. Gli investigatori della squadra mobile modenese hanno chiuso il cerchio a 36 ore dalla scoperta del cadavere, nell’abitazione del sottufficiale dell’esercito, al civico 212 di via Jacopo Barozzi.  

I due extracomunitari rispondono di omicidio volontario e rapina. Quest’ultima imputazione nasce dal ritrovamento, in un appartamento, di alcuni oggetti che erano scomparsi dall'abitazione del militare, il cui corpo è stato trovato sotto il letto, con una profonda ferita al capo e almeno sei coltellate, la mattina di venerdì scorso.

La polizia ha dato una svolta decisa al caso nella serata di ieri, dopo aver raccolto vari elementi, alcuni dei quali determinanti. Innanzitutto, s’è accertato che la morte risale a mercoledì notte, quando una vicina di casa ha udito (erano le 23,30) tonfi sordi e voci straniere che si sovrapponevano. I colleghi di Spedicato si erano già incuriositi, per la sua assenza, giovedì mattina, per poi allarmarsi quando hanno visto che non dava alcun segnale neanche il giorno successivo, coincidente con il “Mak Pi 100”, la festa di saluto ai cadetti a cento giorni dalla nomina a sottotenente. Da lì, la decisione di vederci chiaro, fino all’irruzione nell’appartamento e alla scoperta del cadavere.    

La polizia, con il coordinamento del sostituto procuratore Enrico Stifani, ha quindi raccolto altri elementi, a partire da alcune impronte digitali e, soprattutto, il filmato di una videocamere di sicurezza di un’attività commerciale vicina, che avrebbero ripreso chiaramente due persone allontanarsi trascinando un oggetto ingombrante, risultato poi il televisore, ritrovato in un appartamento poco lontano dal luogo del delitto, insieme ad altri effetti personali della vittima. I nigeriani sono stati così condotti in questura ed interrogati. Uno, alla fine, avrebbe ammesso le sue responsabilità, confessando il delitto. Ci sono però ancora tanti dettagli da chiarire. E’ lecito supporre, ad esempio, che Spedicato conoscesse i suoi assassini. Non avendo gli investigatori trovato segni di scasso, si può facilmente intuire che abbia aperto loro la porta, senza forse nutrire particolari timori. Manca ancora, poi, l'arma del delitto, il coltello con cui sono stati sferrati i colpi mortali.

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