Cronaca Lequile

Due ore dopo il delitto di Caramuscio, i carabinieri lo sorprendono a lavare una maglietta “sospetta”

All’arrivo dei militari, Paulin Mecaj stava pulendo una polo analoga a quella indossata dal rapinatore che la sera del 16 luglio ha sparato per due volte contro l’ex direttore di banca

LEQUILE  - Quando i carabinieri sono piombati nel suo appartamento, Paulin Mecaj era a torso nudo e stava lavando una maglietta. Non una maglietta qualunque, ma una compatibile a quella indossata dal rapinatore, ripreso dalle telecamere di sorveglianza, che ha sparato per due volte contro l’ex direttore di banca, Giovanni Caramuscio, non lasciandogli scampo.

L’indumento - una polo nera con bordi bianchi su collo e maniche e con un taglio circolare in prossimità del petto a sinistra - era nel bagno ed era intriso d’acqua.

“Prima del vostro arrivo mi stavo lavando. La polo nera è bagnata perché la stavo lavando. Oggi non sono uscito. Sono stato tutto il giorno a casa”, aveva spiegato il 31enne albanese ai militari che dopo due ore dalla rapina sfociata nel sangue avevano bussato alla sua porta.

Il sospetto che l’assassino vivesse nelle vicinanze del luogo del delitto, proprio come Mecaj, era venuto in seguito all’ascolto di un giovane testimone. Questo aveva visto un individuo allontanarsi verso un pozzo con una busta bianca e ritornare a mani vuote, mostrando dunque di avere una certa conoscenza del luogo.

In quella busta recuperata dai carabinieri del comando provinciale di Lecce e dai vigili del fuoco c’erano gli abiti indossati dai banditi che la sera del 16 luglio, poco dopo le 23, avevano braccato Caramuscio e la moglie davanti allo sportello bancomat della filiale Banca Intesa, a Lequile.

Tra questi, però, non c’era la maglietta usata da chi aveva esploso quei due colpi letali e che, da un confronto cpistola-7on le immagini estrapolate dai filmati ripresi dagli “occhi elettronici” è, come detto, simile a quella trovata nell’abitazione del 31enne. Lo stesso vale per le scarpe adidas anche queste trovate durante la perquisizione domiciliare.

Ma non finisce qui. Perché in casa, è stata recuperata anche una pistola, una Beretta calibro 9, analoga per calibro a quella che ha ucciso la vittima.

In uno dei due cellulari di Mecaj finiti sotto la lente degli investigatori, c’erano quattro foto e un video (nella foto in pagina) nel quale lo stesso si esercitava con l’arma.

Da un primo esame dei telefoni è emerso inoltre che ci fossero stati diversi contatti con Andrea Capone, 28enne di Lequile, ritenuto suo complice (e anche questo in carcere con l’accusa di omicidio), l’ultimo, il giorno della rapina, intorno alle 16.20.

Ma a dire di più sarà la consulenza sul contenuto dei dispositivi degli indagati, affidata nei giorni scorsi dal pubblico ministero Alberto Santacatterina all’ingegnere Maurizio Ingrosso.

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