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Duplice delitto di via Montello, De Marco è infermo? Via alla perizia

Questa mattina la Corte d’Assise di Lecce ha chiesto agli esperti di valutare, entro 60 giorni, la capacità di intendere e di volere di Antonio De Marco, ma anche la capacità di stare in giudizio e la pericolosità sociale

LECCE - Antonio De Marco era capace di intendere e di volere, quando la sera del 21 settembre scorso ha massacrato con quasi ottanta coltellate Daniele De Santis, 33enne leccese, e la fidanzata Eleonora Manta, 30enne di Seclì, nel loro appartamento in via Montello a Lecce?

La risposta arriverà il 18 maggio, quando saranno presentati i risultati della perizia psichiatrica disposta dalla Corte d’Assise di Lecce.

Le operazioni peritali inizieranno il 13 marzo nell’aula bunker del carcere di “Borgo San Nicola” e impegneranno gli esperti per sessanta giorni. Tanti ne ha concessi, questa mattina, nella seconda udienza del processo sul duplice omicidio, il collegio giudicante composto dal presidente Pietro Baffa, dalla collega Francesca Mariano e dai giudici popolari, che ha esteso l’accertamento sul 21enne di Casarano anche rispetto ad altri due quesiti: uno, sulla capacità di stare in giudizio (sollecitato dagli avvocati difensori Giovanni Bellisario e Andrea Starace), l’altro (richiesto da uno degli avvocati di parte civile, Mario Fazzini), sulla pericolosità sociale.

A svolgere l’esame, invocato dai difensori sulla scorta della consulenza di parte secondo la quale il quadro psicopatologico dell’imputato fosse “composito, grave e complesso”, saranno: Andrea Balbi, professore presso La Sapienza di Roma, e Massimo Marra, medico in servizio presso l’ospedale di Casarano (scelti dalla Corte), affiancati Stefano Ferracuti, professore in psicologia clinica presso La Sapienza di Roma, e lo psichiatra Domenico Suma (per conto del pubblico ministero Maria Consolata Moschettini, affiancata in aula dal procuratore Leonardo De Castris), gli esperti Elio Serra e Felice Francesco Carabellese (per la difesa), il professore Alessandro Meluzzi, la psicologa Vincenza Marzo, il professore Roberto Catanesi di Bari, la psichiatra Mariangela Pascali e la criminologa Roberta Bruzzone (per le parti civili).

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