Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Duplice omicidio di Campi, lo psichiatra: "Perrino capace di intendere e di volere"

Nuova udienza nel giudizio abbreviato nei confronti di due dei presunti autori del duplice omicidio di Luca Greco e Massimiliano Marino, i due uomini di 38 e 34 anni scomparsi nel nulla il 12 marzo 2013 a Campi Salentina e poi ritrovati privi di vita in una cisterna, il successivo 10 maggio

LECCE – Mino Perrino, il 39enne di Campi Salentina ritenuto il presunto responsabile del duplice omicidio di Luca Greco e Massimiliano Marino, i due uomini di 38 e 34 anni scomparsi nel nulla il 12 marzo 2013 a Campi Salentina e poi ritrovati privi di vita in una cisterna, il successivo 10 maggio, era capace di intendere e di volere al momento del duplice delitto. A stabilirlo una perizia psichiatrica eseguita dal consulente Domenico Suma. Perrino, infatti, ha scelto il giudizio con rito abbreviato, condizionato però a una perizia psichiatrica. A luglio scorso era stato conferito l’incarico allo specialista Domenico Suma, che nella sua perizia ha descritto l’imputato come un uomo impulsivo e violento, ma non geloso. Particolare che, secondo l’accusa, inficerebbe ulteriormente il movente della gelosia nel duplice omicidio.

La perizia è stata confutata dal legale di Perrino, l’avvocato Francesco Tobia Caputo. Secondo il consulente di parte, il 39enne sarebbe affetto da un disturbo legato proprio alla gelosia, che ne avrebbe condizionato la capacità di intenere e di volere. Il gup Vincenzo Brancato ha rigettato la richiesta di una nuova perizia.

L’udienza è stata rinviata al prossimo 9 dicembre, data in cui è prevista la requisitoria del pubblico ministero Giuseppe Capoccia. Il giorno dopo dovrebbe essere pronunciata la sentenza. Negli stessi giorni sarà esaminata anche la posizione dell’altro imputato che ha scelto l’abbreviato (condizionato dal suo interrogatorio), Francesco Cippone, 37enne di Campi Salentina. Il terzo uomo coinvolto nell’omicidio, Franz Occhineri, 35enne di San Pietro Vernotico, è stato rinviato a giudizio.

Secondo gli inquirenti Occhineri e Cippone avrebbero avuto un ruolo determinante nell’omicidio dei due amici, attendendo insieme a Perrino le due vittime. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Capoccia, e condotte dai militari del nucleo investigativo dei carabinieri, guidato dal capitano Biagio Marro, hanno fatto luce su un duplice assassinio consumato con estrema ferocia e lucidità. Le due vittime furono assassinati a colpi di  pistola (una semiautomatica calibro 9 per 21) e con un coltello a serramanico. Difficile stabilire con certezza le ragioni e le modalità di una vera e propria esecuzione. A scatenare tutta la serie di crudeltà e tragiche conseguenze, potrebbero essere stati i pesanti apprezzamenti, a sfondo sessuale, rivolti da Marino alla compagna di Perrino. Greco, vittima delle circostanze, potrebbe essere soltanto un testimone scomodo, oltre che l’ex cognato di Perrino. Quest’ultimo, inoltre, era forse a conoscenza dei dissapori Marino e Perrino. Ipotesi che dovranno essere stabilite nel corso dei giudizi. Occhineri e Cippone hanno sempre respinto le accuse, spiegando di esser giunti sul luogo del delitto dopo il duplice omicidio e di aver aiutato Perrino solo ad occultare i due cadaveri. Una tesi che secondo ilegali dei due.

Mino-Perrino-Franz-Occhineri-Luigi-Tasco-300x175-2I presunti assassini avrebbero attirato le due vittime con la scusa di un caffè, convincendoli poi a seguirli in una campagna vicina per un “chiarimento”. Attraverso l’ascolto di famigliari e conoscenti dei due scomparsi, l’analisi dei tabulati telefonici delle ore precedenti all’episodio, l’attenzione degli investigatori si è subito concentrata su Mino Perrino, e su un altro individuo, a causa dei frequenti contatti, sia di persona sia telefonici. L’ultimo dei quali avvenne proprio in quel pomeriggio di marzo. I tabulati telefonici hanno permesso di chiarire l’anomalia di traffico sui cellulari di Occhineri, Cippone e Perrino.

Un buco temporale di due ore balzato agli occhi degli investigatori, insospettiti da quegli apparecchi improvvisamente staccati proprio nei momenti in cui Greco e Marino stavano perdendo la vita. L’attività di indagine è stata anche supportata da una novità di tipo tecnico: l’esame del tracciato del sistema satellitare, installato sull’auto di Occhineri. Dispositivo che ha segnalato agli inquirenti ogni spostamento del veicolo tenuto sotto osservazione. Un groviglio di tasselli che hanno cominciato a incastrarsi, indizio dopo indizio, anche grazie ai colloqui di Luigi Tasco, la quarta persona coinvolto in questa tragica vicenda. Il 36enne campiota arrestato con l’accusa di concorso in soppressione di cadavere, favoreggiamento personale finalizzato a eludere le investigazioni e incendio dell’autovettura di una delle vittime. L’uomo, già testimone chiave nell’ambito delle indagini, aveva inizialmente ammesso solo di aver aiutato il presunto omicida, Mino Perrino di 38 anni, a bruciare la Lancia Lybra delle vittime.

Gli altri tre nomi presenti nel fascicolo d’indagine sono quelli di Cesare Tondo, 41enne di Cavallino, Diego Quarta 36 anni di Monteroni e Antonio Monticelli, 36enne di Campi Salentina. Quest’ultimo è il proprietario del fondo in cui sono stati trovati i corpi. Tondo è accusato di aver detenuto l’arma usata per il delitto, una Glok 9×21. La pistola, detenuta da Tondo sino dal 2007, sarebbe arrivata ai presunti assassini (che l’avrebbero acquistata per mille euro) attraverso Quarta.

Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Francesco Tobia Caputo, Ladislao Massari; Paolo Maci e Antonio Savoia. Le famiglie da Elvia Belmonte e Giuseppe Lefons.

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