Cronaca

"Eclissi" sul clan, inflitte condanne per oltre cinque secoli di carcere

Sono coloro che hanno il rito abbreviato. L'operazione della polizia svelò le nuove dinamiche della Scu fra il capoluogo e hinterland

LECCE – Ammontano complessivamente a oltre cinque secoli di carcere le pene inflitte dal gup Giovanni Gallo nell’ambito dell’operazione “Eclissi”, per gli imputati che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. La sentenza è stata emessa dopo le richieste di condanna formulate dal pubblico ministero Guglielmo Cataldi. Tra gli imputati spicca il nome di Gioele Greco, il leccese oggi 28enne che con le sue dichiarazioni rese da collaboratore di giustizia avrebbe svelato dettagli utili agli inquirenti per tracciare scenari scottanti e ancora inediti nella nuova Scu, dai traffici di droga a molto altro. Erano stati trentacinque gli arresti ordinati all’alba del 18 novembre 2014, in un’indagine della squadra mobile.

Dodici anni la pena inflitta ad Alessandro Ancora, detto “Sandro”, 36 anni di Lecce; 10 per Adriano Barbetta, 25, di Cavallino; 5 per Thomas Barbetta, 24, di Squinzano; 2 anni e otto mesi per Pietro Bevilacqua, 57, di Melissano; 6 anni e otto mesi per Carmen Blago, 41, di Lecce; 10 anni per Pierpaolo Borgia, 28, di Poggiardo; 4 anni per Angelo Braì, 42, di Merine, frazione di Lizzanello; 20 anni per Pasquale Briganti, detto “Maurizio”, 46, di Lecce; 5 anni per Egidio Buttazzo, 40, di Cavallino; 20 per Giuliano Calò, 36, di Lecce; 6 per Massimiliano Calò, detto “Pippi”, 40, di Lecce; 11 anni e quattro mesi per Cristian Calosso, detto “Gufo”, 29, di Lecce; 13 per Gianluca Capilungo, 24, di San Cesario; 4 per Cristian Carluccio, 28, di Frigole, marina di Lecce; 12 per Loris Pasquale Casarano, detto “Obodo”, 41, di Taviano; 4 anni e otto mesi per Mirko Castelluzzo, 37, di Lecce; 2 anni e otto mesi per Emanuele Chiriatti, 33, di Lecce; 11 per Vincenzo Antonio Cianci, 30, di Sogliano Cavour.

Ancora: 7 anni per Maurizio Contaldo, 54, di Lecce; 3 anni e sei mesi per Mauro Cucurachi, 40, di Lizzanello; 8 per Mattia D’Ambrosio, 21, di Alliste; 20 per Daniele De Matteis, detto “panna e fragola”, 31, di Lecce; 8 per Remo De Matteis, 66, di Lizzanello; 4 per Roberto Mirko De Matteis, 39, di Lecce; 3 anni e quattro mesi per Federico Ferri; 4 per Simone Filograna, 37, di Lecce; 10 per Ivan Firenze, detto “Cavallo”, 44, di Lecce; 2 anni e otto mesi per Andrea Giannelli, 25, di Lecce; 6 (con la continuazione) per Paolo Golia, 32, di Torchiarolo; 8 per Gioele Greco, 28, di Lecce; 14 per Paolo Guadadiello, 28, di Torchiarolo; 5 per Flaviano Lettere, 57, di Frigole; 12 per Antonio Leuzzi, detto “Totti”, 24, di Lecce; 4 per Francesco Luggeri, 36, di Trepuzzi; 4 anni e otto mesi per per Mohammed Khoundafi, 43, di origini marocchine ma residente a Lecce;.

E infine: 4 per Marco Macchia, 24, di Lizzanello; 12 anni e otto mesi per Omar Marchello, 37, di Lizzanello; 3 per Fabio Marzano, 46, di Lecce; 4 per Pantaleo Antonio Mazzeo, 27 anni, di Caprarica di Lecce; 10 per Carmine Mazzotta, detto “Lu Ruessu”, 42, di Lecce; 2 anni e otto mesi per Cosimo Miggiano, 42 anni, di Muro Leccese; 10 anni e otto mesi per Luca Mita, 29 anni, di Lecce; 12 per Angelo Monaco, 39 anni, di Lecce; 13 anni per  William Monaco, 26 anni, di Lecce; 8 per Antonio Montinari, detto “lu tignusu”, 44, di Lecce; 9 anni e quattro mesi per Nicola Montinaro, 49, di Lecce; 3 anni e quattro mesi per Luca Pacentrilli, 26 anni, di  Lecce; 5 per Antonio Pepe, 54, di Lecce; 20 per Cristian Pepe, 41, di Lecce; 14 per Marco Pepe, 30, di Surbo; 8 per Antonio Perrone, 32, di Lecce 8 anni per Manuel Prinari, 29 anni, di Lecce; 8 per Diego Rizzo, 31, domiciliato a Salgareda, provincia di Treviso; 10 per Pier Luigi Rollo, detto “Rollino”, 26, di Lecce; 11 anni e quattro mesi per Francesco Rotondo, detto “Checco”, 31, di Lecce; 6 per Ivan Spedicati, 25, di Surbo; 11 anni e quattro mesi per Carlo Squittino, detto “Giancarlo”, 45, di Castro; 8 per Emanuele Tafuro, detto “puricenu”, 25, di Squinzano; 12 per Salvatore Tarantino, 36, di Lecce; 9 anni e due mesi per Giuseppe Taurino, detto “Carota”, 26, di Lecce; 6 anni e otto mesi per Oronzo Toffoletti, detto “quattrocchi”, 50, di Lecce; un anno e otto mesi per Ciro Vacca, 60 anni, di Cavallino; 8 per Juri Zecca, 23, di Lecce; 4 anni e otto mesi per  Simone Zimari, 26 anni, di Lecce.

Assoluzione piena per Giovanbattista Nobile, 30enne di Salice Salentino assistito dall'avvocato Rita Ciccarese, per cui l'accusa aveva chiesto una condanna a sette anni di reclusione, contestando anche l'associazione mafiosa. Assoluzione anche per Vittorio Castelluzzo, 77, di Lecce; per Marco Firenze, 49, di Lecce; per Carlo Gaetani, detto “Carletto”, 31, di Lecce; per Emanuela Greco, 42, di Lecce; per Andrea Giannuzzo, 27, di Cutrofiano; per Antonio Guadadiello, 33, di Trepuzzi; per Roberto Macchia, 43, di Lecce; anni per Ilia Mocka albanese, 37 anni; anni per Luigi Venneri, 21 anni,  di Alliste; per Emanuela Spalluto, 29, di Novoli; per Danilo Piscopo, 35, di Cutrofiano; e Antonio Bevilacqua.

Nel collegio difensivo gli avvocati Massimiliano Petrachi, Ladislao Massari, Antonio Degli Atti, Silvio Verri, Benedetto Scippa, Raffaele Benfatto, Giancarlo Dei Lazzaretti, Mario Coppola, Alessandro Costantini Dal Sant, Alexia Pinto, Riccardo Giannuzzi, Elvia Belmonte, Antonio Savoia, Pantaleo Cannoletta, Mariangela Calò, Cosimo Rampino, Stefano Prontera, Massimo Manfreda, Gabriella Mastrolia, Donata Perrone, Gabriele e Giovanni Valentini, Dario Congedo, Walter Gravante, Davide Pastore, Stefania Sergi, Donato Sabetta, David Alemanno, Giuseppe De Luca, Ivan Feola, Mario Stefanizzi.

L’inchiesta è stata ribattezzata “Eclissi” anche per tracciare la nascita di nuove dinamiche dopo la decadenza di clan storici del capoluogo e dintorni, come i “Vernel” e quello dei fratelli Nisi, con l’ascesa di Pasquale Briganti.  Da questo punto di vista, è stata la prosecuzione di un’indagine precedente, “Cinemastore”. In quel periodo erano emersi i ruoli fondamentali di Pasquale Briganti e Roberto Nisi (secondaria la figura del fratello Giuseppe Nisi, seppur sempre inserito nella linea di comando).

Tutto questo, in linea con il passato della Scu. Briganti aveva ricevuto l’investitura di “completo” direttamente dallo storico boss della potente mala monteronese, Mario Tornese, e in alleanza con Roberto Nisi, era in contrasto con un altro gruppo, quello comandato da Andrea Leo, detto “Vernel”, della frangia vernolese. I “Vernel”, dal canto loro, si erano avviati verso il tramonto con l’arresto del capo e la nascita di un rapporto di collaborazione con la giustizia di un altro elemento di spicco, spesso tornato nelle cronache: Alessandro Verardi. Da qui, l’estensione degli affari del clan Nisi nei territori un tempo “occupati” dai rivali. Dopo l’arresto del boss Nisi, erano iniziati anche gli attriti fra i cosiddetti luogotenenti, fra cui da un lato Davide Vadacca (bloccato in uno dei blitz intermedi) e dell’altro Gioele Greco, nati a causa del traffico di cocaina.

Gioele Greco, in particolare, sarebbe stato protagonista di un’ascesa veemente. Le sue ambizioni sarebbero state documentate da incontri che tenuti a Lecce con trafficanti di stupefacenti, in passato vicini ai “Vernel”. Nel frattempo era ormai decaduta la stella di Roberto Nisi, pestato pure in carcere, con Briganti ormai dominus incontrastato verso il quale avrebbe ambito l’avvicinamento anche Greco. Nel novero delle indagini, anche attentati a scopo estorsivo, una lunga serie di episodi ai danni di commercianti, intrecciati ad altri episodi di violenza nei già citati contrasti intestini.

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