Eleonora e Daniele, un massacro per uccidere l’amore e il futuro

Il movente sul duplice omicidio avvenuto una settimana fa in via Montello non è ancora stato individuato. Ma l’omicida reo confesso, introverso e solitario, potrebbe aver agito spinto dall’odio per la solarità della coppia

LECCE - Distruggere gioia, amore, futuro, affondando la lama di un coltello da caccia per sessanta volte contro chi rappresentava tutto questo. Lui, un essere introverso, con pochi amici e di poche parole, infastidito da tanta luce avrebbe dato sfogo all’oscurità del suo cuore solitario, ritrovandosi alla fine sotto i riflettori, ma degli inquirenti che ieri lo hanno assicurato alla giustizia.

Potrebbe essere questa, l'odio per la vita, la ragione che ha portato il 21enne Antonio De Marco, di Casarano a disfarsi dei panni di studente di scienze infermieristiche, diligente e senza macchie di alcun tipo legate a uso di alcol e droghe, per indossare quelli di uno spietato assassino. Non lo escludono magistrati e carabinieri che, dopo sette giorni dall’omicidio di Daniele De Santis, leccese, arbitro di serie C di 33 anni, ed Eleonora Manta, 30, di Seclì, dipendente dell’Inps di Brindisi, sono riusciti a risalire al responsabile, ma non al movente. Movente che, forse, in questa brutta storia potrebbe non esserci.

Certo, le indagini sono ancora in corso, ma al momento nessun riscontro è stato trovato rispetto alla pista passionale che, inizialmente, sembrava la più plausibile. Lo ha chiarito oggi ai giornalisti riuniti davanti al comando provinciale, in via Lupiae, il comandante dei carabinieri Paolo Dembech (nella foto) che pure ha escluso possibili motivi di astio maturati nei mesi in cui De Marco viveva come affittuario in casa di Daniele.

Il comandante Paolo Dembech-3La convivenza era iniziata nel novembre dello scorso anno ed è terminata alla fine di agosto (con un’interruzione nei mesi del lockdown), in prospettiva dei lavori di ristrutturazione da eseguire nell’immobile prima del trasferimento stabile di Eleonora e si sarebbe conclusa in modo del tutto pacifico, tanto che Daniele aveva proposto allo studente di rimanere fino a settembre se ne avesse avuto bisogno. Ma De Marco aveva ringraziato, andando via.

Certo è che in quell’abitazione di via Montello, l’ex inquilino sarebbe ritornato la sera del 21 settembre. Con una copia della chiave, poco prima delle 21, avrebbe sorpreso la coppia, con l’intenzione di legarla con delle fascette, e di compiere un gesto eclatante, prima del massacro.

La reazione delle vittime ha mandato in aria la prima parte del piano meticolosamente riportato sui foglietti (cinque in tutto) persi durante la fuga e ritrovati per strada dai militari. Insomma, ogni cosa era stata studiata: modalità di esecuzione, percorso da seguire, precauzioni da adottare per non essere scoperto. Ma di sbagli il giovane e inesperto assassino ne ha commessi diversi e uno dei più importanti è stato quello di non valutare con precisione il campo di azione di alcune telecamere di videosorveglianza che, a sua insaputa, l’avrebbero immortalato sul marciapiede opposto.

Le immagini comparate con quelle dell’”ultimo” inquilino, individuato grazie ad alcuni condomini, hanno segnato un passaggio decisivo nell’inchiesta. Quanto all’arma, è stato utilizzato un coltello da caccia acquistato qualche giorno prima del delitto e di cui l’assassino si è disfatto subito dopo, insieme allo zaino, gettandolo in una discarica.

Nuovi elementi potrebbero emergere nei prossimi giorni, quando De Marco che ha già confessato ieri in due ore di interrogatorio davanti al procuratore Leonardo De Castris, titolare delle indagini condotte con il sostituto Maria Consolata Moschettini e gli aggiunti Guglielmo Cataldi e Elsa Valeria Mignone, sarà ascoltato dal giudice Michele Toriello.

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