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Cronaca Sannicola

Elettricista accoltellato al torace per un videocitofono: arrestato un 34enne

La vicenda risale al 24 agosto scorso, in un'abitazione a Sannicola. Stando all’accusa, il committente si sarebbe scagliato contro la vittima che non aveva provveduto all’acquisto e al montaggio del dispositivo, pur essendo stata già retribuita. Oggi il Riesame ha confermato la misura cautelare

SANNICOLA - Colpito con un fendente al torace per non aver provveduto all'acquisto e al montaggio di un videocitofono, con conseguenze probabilmente fatali se non avesse avuto la prontezza di usare la mano come scudo.

È questa la vicenda avvenuta lo scorso 24 agosto, in un'abitazione a Sannicola, sfociata nei giorni scorsi nell'arresto di Andrea Mele, 34 anni, del posto.

L’uomo è finito in carcere con l’accusa di tentato omicidio aggravato dai futili motivi, su ordinanza del giudice del tribunale di Lecce Sergio Tosi e, proprio questa mattina, rappresentato dagli avvocati Stefano Prontera e Antonio Palma, ha chiesto la libertà davanti al Tribunale del Riesame, fornendo una ricostruzione dei fatti diversa da quella della vittima. Ma il collegio, composto dalla presidente Simona Panzera e dai colleghi Giovanni Gallo e Maria Pia Verderosa, ha confermato la misura cautelare.


Il debito e l'accoltellamento: lo sviluppo delle indagini

Secondo la versione resa ai carabinieri dal malcapitato, un 35enne di Galatone, e a quanto emerso dalle indagini, questi si sarebbe recato in casa di Mele con l’intenzione di saldare un debito di 300 euro, maturato una settimana prima, ma dopo avergli consegnato i soldi, avrebbero discusso e sarebbe stato colpito prima con uno schiaffo e poi con un coltello con lama di circa venti centimetri prelevato dalla cucina.

Stando a quanto riferito dall’arrestato, durante l'interrogatorio di garanzia, invece, la vittima era pronta a restituirgli solo parte del "prestito" (100 su complessivi 450 euro), e sarebbe stata lei a minacciarlo con l'arma; così, sarebbe scaturita una colluttazione, durante la quale l'elettricista si sarebbe ferito accidentalmente.

A soccorrerlo fu una donna che era con loro in casa: lo accompagnò alla guardia medica di Sannicola e da qui, fu poi trasportato con un’ambulanza del 118 nell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, dove gli furono diagnosticate ferite da arma da taglio all’emitorace e alla mano sinistra.

Secondo le analisi sulle lesioni, svolta dal medico legale Alberto Tortorella per conto della Procura, “è assai probabile che la mano sia stata frapposta tra il coltello e la parte toracica, costituendo, di fatto, una barriera dello spessore di circa 9 centimetri e impedendo in tal modo una maggiore penetrazione della lama, che avrebbe potuto determinare lesioni gravi a carico di organi nobili (polmone, cuori e grossi vasi), notoriamente localizzati nel torace ed essenziali per il mantenimento dell’equilibrio vitale”.

La testimone, ascoltata più volte come persona informata sui fatti, ha prima discolpato Mele, poi ha puntato il dito contro di lui, per ritrattare ancora una volta, finendo così sul registro degli indagati per favoreggiamento. A ogni modo, gli inquirenti ritengono che la versione più fedele alla realtà sia quella accusatoria - nonché analoga a quella resa dalla stessa al padre (anche questo ascoltato dagli investigatori come persona informata sui fatti) - secondo cui Mele era molto orgoglioso di quanto aveva fatto e le avrebbe pure riferito che, se non si fosse intromessa, avrebbe ucciso il debitore e fatto sparire il corpo.

Che il debito fosse stato originato dall’acquisto del citofono sembra emergere dai messaggi scambiati tra i due uomini su whatsapp: “Se non lo hai comprato sto citofono portami i soldi indietro che vedo di andare a comprare io…”

Tuttavia, secondo il gip Tosi, sarebbe fondato ritenere che il ferimento sia maturato in un contesto criminale, in virtù delle modalità del fatto e per la probabile causale sottesa allo stesso, ovvero il mancato pagamento di un debito di natura illecita, correlato alla compravendita di sostanze stupefacenti.

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