Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca Nardò

Elezione revisore dei conti a Nardò, disposta l'archiviazione per il sindaco e altri 21

Il giudice Alcide Maritati ha ritenuto inconsistente l’ipotesi accusatoria di abuso d’ufficio e inutili ulteriori approfondimenti sulla vicenda

NARDO' - Non regge il reato di abuso d’ufficio nei riguardi del sindaco di Nardò Pippi Mellone, un assessore, un dirigente e 19 consiglieri, accusati di aver modificato “ad personam” lo Statuto del Comune che all’articolo 82 imponeva l’ineleggibilità a revisore di coloro che avevano partecipato all’ultima campagna elettorale. In particolare, al centro dell’inchiesta, c’era l’elezione di Alessandro Sanasi quale presidente del consiglio del collegio dei revisori dei conti per il triennio 2022/2024. Il sospetto è che fosse avvenuta nonostante lo stesso si fosse candidato alle ultime amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale di Nardò (tenutesi il 3 e 4 ottobre del 2021) nella lista “Liberi Popolari” a sostegno del sindaco eletto, operando così una sorta di “sanatoria” rispetto allo Statuto.
In questo modo, sarebbe stato consentito a Sanasi di beneficiare di un compenso annuo superiore ai 28mila euro.
Il giudice Alcide Maritati ha accolto l’istanza di archiviazione avanzata dalla stessa Procura, rispetto alla quale si era opposto il denunciante, ritenendo che: “Appare del tutto inconsistente l’ipotesi accusatoria, non essendovi in atto alcun elemento da cui emerga la volontà degli indagati di arrecare un danno ingiusto alla persona offesa, danno che, invero, non è dato riscontrare, trattandosi della nomina, con contestuale impiego  di spesa, del membro di un organo necessario al corretto funzionamento del Comune, ovvero di garantire un ingiusto vantaggio patrimoniale a terzi, non emergendo da alcunché la prova che gli indagati abbiano inequivocabilmente agito al solo fine di 'favorire'  il dottore Sanasi”.
Per il gip, inoltre, nessun ulteriore approfondimento di indagine potrebbe modificare queste valutazioni di merito alle quali è giunto dopo considerazioni di natura "tecnica",  dichiarando in sostanza che l'atto di opposizione sia inammissibile poiché nel caso specifico la sola persona offesa individuabile sarebbe stata la pubblica amministrazione e non il privato cittadino.
Oltre a Mellone, sul registro della sostituta procuratrice Donatina Buffelli erano finiti: l’assessore al bilancio Giampiero Lupo, il responsabile del servizio economico-finanziario Pantaleo Francesco Isceri e i consiglieri comunali Antonio Tondo, Massimo Dito, Carlo Benegiamo, Daniela Bove, Anna Lisa Rita Cuppone, Gianluca Fedele, Alberto Egidio Gatto, Pierpaolo Giuri, Augusto Greco, Paolo Maccagnano, Pantaleo Manieri, Gabriele Mangione, Maria Giulia Manieri-Elia, Lucio Margarito, Francesco Plantera, Alessandra Prete, Pier Luigi Tarantino, Ettore Tollemeto, Giuseppe Verardi.
Ma come anticipato, la stessa pm, titolare del fascicolo, condividendo le argomentazioni della difesa - rappresentata dagli avvocati Giuseppe Corleto, Silvio Verri, Lucio Calabrese, Luigi Maria Vetere, Simonetta Martano - esposte in una corposa memoria depositata al termine delle indagini preliminari aveva ritenuto infondato l’addebito e proceduto con la richiesta di archiviazione al gip.
 

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