Domenica, 20 Giugno 2021
Cronaca

Emergenza caos nel 118, i medici convenzionati pronti ad incrociare le braccia

I segretari di Cgil, Uil, Snami e Fmmg: "Carenze di organico, lavoro poco remunerativo e stressante: ripristinare accordo aziendale"

LECCE – I medici convenzionati per il 118 con la Asl di Lecce sono pronti allo sciopero, indetto dalle segreterie sindacali di Cgil, Uil, Snami e Fmmg a partire dal primo luglio. La protesta, iniziata con la proclamazione dello stato d’agitazione, non accenna a scemare, anzi i medici hanno deciso di correre alla forma più estrema di mobilitazione, insolita per questa categoria di lavoratori che sono chiamati a garantire un servizio pubblico essenziale. L’allarme degli utenti, inevitabile, è stato stemperato nel corso di una conferenza stampa in cui i sindacalisti delle quattro sigle (Corrado Povero, Giuseppe Scalese, Salvatore De Ventura, Giovanni Nestola e Maurizio Gucolini) hanno spiegato le ragioni alla base della mobilitazione.

Alla base del problema vi sarebbe un difetto di comunicazione con i vertici dell’azienda che, seppur ripetutamente sollecitati, non avrebbe fornito risposte adeguate sulle criticità della rete del servizio di emergenza – urgenza, specialmente per ciò che riguarda le carenze strutturali in pianta organica: in servizio sul mezzo mobile vi sarebbero attualmente 55 medici, a fronte di un fabbisogno stimato di 85 unità. “La situazione è allarmante e le difficoltà quotidiane sono destinate a peggiorare con l’arrivo della stagione estiva che vede triplicarsi la popolazione nelle fasce costiere – spiegano i referenti sindacali -. I medici sono tenuti a garantire 38 ore settimanali e accade, non raramente, che vi siano alcuni buchi nei turni. Ma se un collega si fa carico di coprire questa carenza, ricorrendo agli straordinari, la direzione del 118 interviene a sanzionarlo con provvedimenti disciplinari”.

Vi sarebbero diversi fattori che hanno determinato questo deficit nel personale: “Innanzitutto la popolazione medica sta invecchiando – proseguono loro – ma non si può ignorare una prassi gravissima: vi sono alcuni dottori del 118 che svolgono prestazioni su altri servizi”. Per la verità i vertici aziendali hanno tentato di risolvere il problema pubblicando 8 bandi di concorso destinati ad ingrossare le fila del personale che, tuttavia, sono andati deserti. Come mai? “Pochi professionisti, ormai, scelgono di lavorare nella rete di emergenza-urgenza perché le retribuzioni sono molto basse (quelle pugliesi addirittura inferiori alla media nazionale) e le condizioni di lavoro gravose, logoranti e particolarmente stressanti nei picchi estivi. Paradossalmente, invece, cresce la domanda per gli altri servizi ospedalieri”.

Un aspetto non secondario della protesta è quello relativo alle condizioni contrattuali dei medici: “Diversamente da ciò che si crede parliamo di professionisti precari e non dipendenti diretti della Asl: un medico del 118 ha un rapporto di lavoro co.co.co, è quindi un collaboratore e peraltro non gode di molte tutele relative, ad esempio, al rischio biologico, agli infortuni, alla maternità, alla responsabilità civile ed alle indennità di lavoro notturno e festivo. Addirittura il lavoro non rientra nella categoria delle attività usuranti: rimaniamo in servizio finché il fisico regge e poi veniamo tranquillamente rimpiazzati”, denunciano i sindacalisti.

Le conseguenze di questo miscuglio di stress personale e criticità dell’organizzazione del lavoro non sono da sottovalutare: “Purtroppo non sono rari gli incidenti che vedono coinvolte le stesse ambulanze e sui lavoratori grava il peso delle denunce per i disservizi che si possono verificare. La qualità delle prestazioni, in questo contesto, non può che calare”, proseguono i segretari che hanno lanciato anche l’allarme per la mancata menzione dell’emergenza sanitaria nei documenti preparatori del nuovo accordo collettivo nazionale.

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