Cronaca

Nuovo sbarco a Leuca. Famiglie intere sulle tratte della speranza

Sono cinquantasei i protagonisti della traversata: gruppi parentali di curdi, iracheni ed afghani, rintracciati sulla terraferma e composti da numerosi minorenni. Per un padre e figlio necessario il trasporto in ospedale

Foto di repertorio.

CASTRIGNANO DEL CAPO – Sono cinquantasei, questa volta, i protagonisti del drammatico sbarco di Leuca. Una vera e propria comunità “familiare” in cerca di un approdo e di un futuro migliori, arrivata nel Salento, con il proprio carico di attese e di speranze, dopo le peripezie e le difficoltà di una lunga e faticosa traversata.

Non si arresta, dunque, il fenomeno immigrazione, ma anzi inizia ad assumere sempre di più la connotazione di dramma familiare collettivo, in quanto sono sempre più numerosi i gruppi parentali che si avventurano in massa nei cosiddetti viaggi della speranza.

Gli immigrati sono arrivati, alle prime luci dell’alba, raggiungendo la terra ferma e cercando di incamminarsi alla ricerca probabilmente della più vicina stazione ferroviaria. Erano le sei, quando, con ogni probabilità, sulla base di qualche segnalazione, gli agenti di polizia del commissariato di Taurisano hanno rintracciato una trentina di persone, composte da dodici uomini, otto donne e dieci minorenni. E c'è una piccola storia nella storia, che merita un cenno. La titolare del distributore Ip che sorge nelle vicinanze del Santuario, quando ha visto queste intere famiglie da poco sbarcate, sperse e con i vestiti ancora umidi, ha dato da mangiare a tutti quanti. Un gesto di pura solidarietà, tanto che, quando gli agenti hanno chiesto se potessero pagare, ha risposto di non voler soldi, ma di averlo fatto solo per venire incontro a tante persone disperate e bisognose di un piccolo conforto. 

Circa un’ora dopo, attorno alle sette, i carabinieri di Tricase, nella marina di San Gregorio, a Patù, hanno poi ritrovato altri ventisei immigrati, tra cui tre uomini, cinque donne, quattordici minorenni e quattro ragazzine. Non si conoscono ancora bene i dettagli dello sbarco né tanto meno quelli della traversata: manca ancora all’appello il natante, che ha condotto gli immigrati nel Salento e sul quale aleggia ancora un certo mistero. Non c’è traccia nemmeno degli scafisti.

La dinamica, però, non dovrebbe essere differente da quella ormai nota: questi gruppi sfidano il mare per giorni, partendo come spesso accade da un porto turco o greco, con la speranza di ritagliarsi un futuro migliore in Europa, dove ricongiungersi con propri familiari e trovare magari una dignitosa sistemazione lavorativa.

Gli extracomunitari sono curdi, iracheni ed afghani: dopo il primo soccorso, ora verranno trasferiti al centro “don Don Tonino Bello” di Otranto, dove saranno avviate le procedure di identificazione e riceveranno l’assistenza da parte dei volontari della locale Misericordia. Per due di loro, padre e figlio, si è reso necessario il trasporto nell’ospedale di Tricase, probabilmente a causa di problemi di disidratazione.

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