Eredità contesa, caso riaperto: indagati un avvocato leccese e il padre

Chiuse le indagini sulla vicenda che vede due uomini accusati di aver circuito un ricco parente per appropriarsi dei suoi beni. L'inchiesta inizialmente era stata archiviata

LECCE - L’accusa è di aver manipolato un anziano parente, affetto da demenza senile, per mettere le mani sull’intera eredità. Circonvenzione di incapace è il reato che vede indagati il nipote dell’uomo G. D., avvocato leccese di 43 anni, e suo padre G.D., di 78, fratello del defunto. I due sono stati raggiunti nei giorni scorsi dall’avviso di chiusura di un’inchiesta (inizialmente aperta solo nei riguardi del legale) per la quale era stata disposta l’archiviazione e riaperta in seguito alle indagini difensive condotte dall’avvocato Ivana Quarta per conto di un secondo nipote escluso dal lascito. Fu quest’ultimo, nel 2014, a sporgere una denuncia con la quale chiedeva di verificare se i familiari avessero approfittato delle condizioni di fragilità, debolezza, infermità e deficienza psichica del congiunto, isolandolo e sorvegliandolo continuamente, così da indurlo a modificare le volontà testamentarie a loro esclusivo vantaggio.

Sotto la lente della magistratura era quindi tornato il testamento olografo del 30 maggio 2009, con il quale il de cuius, celibe e senza figli, deceduto nel 2013 all’età di 82 anni, aveva destinato tutti i beni di maggiore valore, soprattutto due ville, una a Lecce, l’altra a Tricase, ma anche un motoscafo d’epoca, automobili e terreni, al nipote avvocato. L’atto è stato poi confrontato con precedenti testamenti, come quello del 31 luglio 1997, che assegnava l’immobile di Tricase e una proprietà in località Masseria Muro, a Mesagne, ad altri due nipoti.

Fondamentale a sostenere l’accusa, ma soprattutto a far ottenere alla difesa la riapertura del caso dal pubblico ministero Stefania Mininni, il riscontro sulla malattia ottenuto anche attraverso l’ascolto di diversi testimoni. Sul punto, i consulenti di parte (il neurologo Andrea Stracciari e lo psichiatra Renato Ariatti) avevano già stabilito che l’anziano fosse ampiamente circonvenibile.

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Questo l’impianto accusatorio che non equivale a una sentenza di condanna. Gli indagati avranno, infatti, modo di respingere gli addebiti, chiedendo (entro venti giorni dall’avvenuta notifica dell’avviso) un confronto con il magistrato o producendo memorie difensive, attraverso gli avvocati che li assistono Luigi Rella , Antonio De Mauro e Laura Serafino.

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