Eredità contesa, indagati l'ex sindaco di Maglie e due familiari

C’è l’avviso di conclusione delle indagini nell’inchiesta che vede sott’accusa Antonio Fitto. Sotto la lente della magistratura, il testamento di una zia ritenuto falso

MAGLIE - La firma sul testamento con il quale la zia lasciava una ricca eredità non era autentica: è questa la conclusione alla quale è giunto il pubblico ministero Donatina Buffelli nell’inchiesta che vede indagati per falsità l’ex sindaco di Maglie Antonio Fitto (di 65 anni), il figlio Felice (di 39), e un altro familiare Domenico Guglielmi (di 57, originario di Scorrano ma residente a Chieti). Restano i loro nomi nell’avviso di conclusioni delle indagini, rispetto alle quali ha avuto un peso considerevole la perizia grafologica svolta nei mesi scorsi (su incarico della Procura) dall’ingegnere Antonio Schirinzi, con la partecipazione dei consulenti nominati dalle parti: Sergio Frontini per Fitto, Vittoria Zecca per Guglielmi e Maurizio Scalese per il fratello di Antonio, Raffaele. Fu proprio quest’ultimo, con la sua querela, a segnare l’inizio degli accertamenti della magistratura.

I tre sono accusati di aver redatto un testamento olografo falsificando la firma di Luigia Fitto, consegnato dal notaio nell’autunno 2015 e presentato allo stesso per la sua pubblicazione cinque giorni dopo il decesso della donna, avvenuto l’11 maggio del 2017.

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In particolare, l’atto in modo difforme rispetto al precedente, ritenuto autentico e datato 9 maggio 2009, stabiliva che tutti i beni situati a Maglie fossero devoluti all’ex sindaco, mentre quelli a Scorrano ai Guglielmi, “omettendo” sia di un immobile a Maglie lasciato alla Camera di Commercio, sia delle spese relative alla gestione della cappella gentilizia a carico di Antonio Fitto. Queste le accuse contenute nell’avviso di conclusione delle indagini, in seguito al quale Felice Fitto ha prodotto memorie difensive, attraverso il suo legale di fiducia Francesco Vergine.

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