Eredità contesa: rischiano il processo un avvocato leccese e il padre

Si discuterà il 30 dicembre la richiesta di rinvio a giudizio nei riguardi di due uomini accusati di aver manipolato un anziano parente per mettere le mani sui suoi beni

LECCE - Finirà al vaglio del giudice Marcello Rizzo, il caso dell’eredità di un noto professionista che tira in ballo il nipote, G. D., avvocato leccese di 43 anni, e il fratello, G.D., di 78, padre di quest’ultimo. Sono circonvenzione di incapace e manipolazione dei conti correnti i reati per i quali i due uomini rischiano di finire al banco degli imputati così come ha chiesto il pubblico ministero titolare del fascicolo d’inchiesta Stefania Mininni.

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Sulla richiesta del pm si pronuncerà il giudice, al termine dell’udienza preliminare fissata per il 30 dicembre, alla quale prenderanno parte gli imputati (con i difensori  Luigi Rella , Francesco Paolo Sisto e Raffaele Zocco) e il parente del defunto (con l’avvocato Ivana Quarta) che con la sua denuncia, nel 2014, segnò l’inizio degli accertamenti della magistratura. Accertamenti complessi, ripartiti in seguito a nuovi input investigativi arrivati proprio dal legale della persona offesa e che hanno interessato, oltre che lo stato di salute dell'anziano, i testamenti. In particolare, quello olografo del 30 maggio 2009, con il quale l'uomo, celibe e senza figli, deceduto nel 2013 all’età di 82 anni, aveva destinato tutti i beni di maggiore valore (due ville, una a Lecce, l’altra a Tricase, un motoscafo d’epoca, automobili e terreni), al nipote avvocato, era stato messo a confronto con i precedenti, come quello del 31 luglio 1997, che assegnava l’immobile di Tricase e una proprietà in località Masseria Muro, a Mesagne, ad altri due nipoti.

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