Uccise gioielliera di Saronno a calci e pugni, ergastolo per rapinatore salentino

Alex Maggio, 33enne originario di Botrugno, nell'agosto dello scorso anno massacrò Maria Angela Granomelli, proprietaria del negozio “Il dono di Tiffany” di Saronno, non curandosi di essere ripreso dalle telecamere. Fu arrestato a Bollate. Con i soldi della refurtiva prenotato le vacanze a Ugento

BUSTO ARSIZIO – Il caso aveva raggelato l’intera Italia, perché con ferocia non comune, senza nemmeno curarsi di avere il volto scoperto e quindi di essere ben ripreso dalle videocamere a circuito chiuso del sistema interno di videosorveglianza, aveva massacrato di botte una gioielliera, fino a ucciderla.

Ora arriva il primo verdetto per Alex Maggio, 33enne salentino (è originario di Botrugno, paese da cui era emigrato da diversi anni, e per giunta ex ausiliario dei carabinieri), autore di quell’efferato delitto, avvenuto il 3 agosto del 2013: ergastolo, per omicidio pluriaggravato dalla crudeltà e rapina.

A perdere la vita, a 62 anni, prima tramortita con un colpo in testa usando portagioie, poi finita a calci e pugni, era stata Maria Angela Granomelli, proprietaria del negozio “Il dono di Tiffany” di Saronno, in Corso Italia.    

Non ha avuto esitazioni, nell’emettere la sentenza, il gup di Busto Arsizio, Alessandro Chionna, accogliendo le richieste dal pm Nadia Calcaterra e delle parti civili costituitesi al processo, l'associazione antiracket Sos Italia Libera e, ovviamente, i congiunti della povera vittima. Nel processo, svoltosi con il rito abbreviato, il difensore di Maggio, l’avvocato Carlo Alberto Cova, aveva chiesto il minimo della pena.

Maggio fu arrestato il 28 agosto, incastrato, fra le altre cose, anche dalle immagini del cucciolo della sua compagna, pubblicate su Facebook. Nel frattempo, erano anche stati diffusi i fotogrammi del sistema di videosorveglianza che l’avevano immortalato in volto. Insomma, sarebbe stato davvero difficile sfuggire alla giustizia.   

I carabinieri, oltretutto, erano già sulle tracce da qualche tempo, tramite una certosina analisi dei tabulati telefonici, ma fu proprio per quelle immagini dell’animale che risalirono al luogo esatto in cui presumibilmente risiedeva, a Bollate, in provincia di Milano.

Dopo una serie di appostamenti e sopralluoghi nella zona, aspettando che la donna si presentasse a passeggio proprio con quel cagnolino, la pedinarono, fino ad arrivare dritti a lui. La fidanzata è sempre e comunque stata estranea ai fatti.  

Scattarono le manette, dunque, eppure, per quasi un mese Maggio riuscì a farla franca, vendendo i gioielli rapinati e ricavandone poco meno di 3mila euro, per prenotare persino una vacanza nella terra d’origine, il Salento. Era sua intenzione recarsi nei lidi di Ugento.  

alex_maggio-4-3-2-2-2-2-2-2Durante gli interrogatori, l’uomo ha sempre sostenuto di essere stato colto da un raptus, di non voler compiere una rapina, ma solo visionare alcuni oggetti per fare un regalo alla sua ragazza. Ha sempre dichiarato anche di non essere mai stato cosciente del fatto che la donna fosse morta, un volta scappato dalla gioielleria.

Diametralmente opposta la tesi degli inquirenti, secondo cui la rapina era stata pianificata, anche perché in quel momento l’uomo non stava vivendo un felice periodo per le sue tasche. Ad aggravare la posizione del 33enne di Botrugno, anche cinque perizie psichiatriche, secondo cui è emerso come fosse lucido, capace d’intende e volere, al momento dell’aggressione.

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Una curiosità: in quei giorni un imprenditore della zona, Mirko Rosa, proprietario di una catena di "Compro oro", aveva promesso 50mila euro a chi avesse fornito indizi determinati agli investigatori per catturare l’assassino. Una promessa che a quanto pare resta ancora in piedi. Saranno quindi vagliati attentamente gli atti processuali, per stabilire a chi debba eventualmente andare quel compenso. Per quanto riguarda, invece, il risarcimento danni alle vittime, si stabiliranno in sede civile. 

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