Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Accusati di truffa all'Inps: chiesti oltre due anni per Ernesto e Gabriele Abaterusso

Padre e figlio, noti per l'attività politica, rispondono per vicende legate alla gestione dei calzaturifici "Vereto" e "Gea". I dipendenti sarebbero transitati da una ditta all'altra e falsamente dichiarati in mobilità. Il giudice ha rinviato per ascoltare un funzionario dell'ente

LECCE – Due anni e due mesi. Questa la condanna richiesta pubblico ministero onorario Antonio Paladini nei confronti di Ernesto e Gabriele Abaterusso, rispettivamente padre e figlio, per vicende legate all’attività imprenditoriale nel campo calzaturiero nella zona del Capo di Leuca. Rispondono di truffa continuata in concorso ai danni dell’Inps. Il processo è scaturito in seguito ad indagini dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro.

La sentenza doveva essere emessa in serata, ma è slittata con un’ordinanza del giudice monocratico Maria Pia Verderosa. Dovrà essere ascoltato un funzionario dell’ente previdenziale per chiarire il periodo esatto in cui i dipendenti avrebbero percepito le indennità al centro della querelle.

Ernesto Abaterusso-2I fatti sono piuttosto datati. Nella vicenda, padre e figlio rispondono in qualità di amministratori di fatto del calzaturificio “Vereto Srl” di Mociano di Leuca, con stabilimento di produzione ad Alessano (formalmente gestita dalla fine di ottobre del 2005 da Rodouane Marsali) e di un altro, “Gea Srl”, di Gagliano del Capo.

La Procura contesta che dall’11 novembre del 2005 fossero state sospese le attività d’impresa della “Vereto” e che appena tre giorni più tardi avessero avuto inizio quelle della “Gea”, con gli stessi macchinari e lo stesso personale. I dipendenti sarebbero stati falsamente dichiarati in mobilità per una riduzione dell’attività. In questo modo, gli imprenditori sarebbero riusciti a ottenere dall’Inps, tratto quindi in inganno, oltre 484mila euro. Ma quegli operai, di fatto, avrebbero proseguito a lavorare in nero.

abaterusso-3-2-2Quali amministratori di fatto del calzaturificio “Gea”, Ernesto e Gabriele Abaterusso rispondono anche di aver inoltrato all’Inps domanda di autorizzazione alle integrazioni salariali, in merito a una quarantina di dipendenti, affermando che vi fosse stata una sospensione dell’attività lavorativa, quando in realtà l’azienda avrebbe continuato a operare. Il personale sarebbe stato falsamente dichiarato in cassa integrazione. In questo caso, avrebbero ottenuto altri stanziamenti per poco più di 28mila euro.

I due (difesi dagli avvocati Giuseppe Antonica, Federico Massa, Leonilda Marzano e Marcello Risi) sono noti anche e soprattutto per la loro attiva partecipazione in campo politico. Il padre, 59enne, è attualmente consigliere regionale del Pd (in passato parlamentare con il Pds), mentre il figlio, 34enne, ricopre la carica di vicesindaco di Patù. Ernesto Abaterusso, peraltro, s'è candidato al Consiglio regionale (non senza polemiche interne nel Pd) dopo la rinuncia di Gabriele, nella primavera scorsa, in seguito alla conferma anche in appello della condanna del giovane politico per un caso di bancarotta per distrazione avente al centro sempre il calzaturificio "Vereto". La sentenza è attesa per il 21 dicembre.

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