Cronaca

Erosione costiera, l'esperto: "Diverrà un business"

Docente di biologia marina dell'Università del Salento, Ferdinando Boero, interviene nel dibattito che sta infervorando gli operatori del settore. La ricetta: "Dobbiamo ritirarci dalle linea del mare"

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LECCE - Dopo la fresca estate, il caldo autunno. O meglio, l'autunno caldo. L'emergenza dell'erosione costiera della penisola salentina con un incessante tamtam fatto di interventi e dichiarazioni al vetriolo tra addetti ai lavori, associazioni di categoria, portavoce sindacali e cittadini, ha tenuto banco negli ultimi mesi (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=30455) utilizzando spesso la stampa come cassa di risonanza. A districare alcuni dubbi tecnici con il solo abracadabra della competenza e del buon senso, ci ha pensato Ferdinando Boero, docente dell'Università del Salento ed esperto di tematiche legate alla biologia marina.

Professor Boero, il tempo dell'addio alle strutture edificate a ridosso delle spiagge è dunque arrivato?

"Le cose sono semplicissime. L'ho scritto e ripetuto molte volte. Non si costruisce sulla spiaggia. Non si costruisce vicino al mare. Forse si può costruire sulla roccia, ma anche lì, vista la consistenza delle nostre rocce, sarebbe meglio desistere".

Eppure si è costruito. E non solo nel passato remoto...

"Certo, e ora il mare si riprende quel che è suo. Gli stabilimenti balneari devono essere di legno, su palafitte, e devono essere temporanei. Invece preferiamo costruirli in cemento. Oppure edifichiamo intere ville direttamente a picco sul mare. Sono strutture che non possono durare. E non è giusto che chi è stato tanto stolto , come afferma il Vangelo, da costruire sulla spiaggia, chieda ora che con i soldi pubblici si rimedi ai danni che ha fatto, prima di tutto a se stesso e poi a un bene collettivo: il litorale".

Ma le numerose difese costiere realizzate, per esempio, a San Cataldo?

"Ce ne sono e anche differenti. Nell'area protetta delle Cesine, ci sono barriere parallele alla costa in altre, invece, sono stati previsti gli argini perpendicolari, noti come "pennelli". Il fatto è che queste misure sono come l'aspirina per chi ha un tumore al cervello. Magari passa il mal di testa, ma la patologia rimane".

Neppure i ripascimenti pare abbiano rappresentato la panacea al male endemico delle coste salentine...

"É esattamente ciò che affermo: mettiamo sabbia dove il mare l'ha portata via. Vogliamo scommettere che dopo poco se la riporterà ancora una volta? Non sono soluzioni queste, sono palliativi. E costano tantissimo. Come il terremoto a L'Aquila, così l'erosione è da cosiderarsi un business. E lo stato paga. In Liguria hanno spostato la ferrovia di cinque chilometri, nell'entroterra. Dobbiamo ritirarci dalla linea di costa. Se non lo facciamo noi, lo farà il mare. Lo sta già facendo".


"I geologi ci avvertono da troppo tempo, e non li ascolta nessuno. Si pensa di poter sanare tutto con una bella colata di cemento, o con qualche masso, o con qualche camion di sabbia. Per problemi strutturali come questi, ci vogliono interventi radicali. Sono certo che non li faremo, e quindi le cose andranno avanti così: si spenderanno montagne di soldi pubblici per salvare costruzioni abusive (poi condonate) e alla fine quelle costruzioni saranno comunque spazzate via. E la colpa di questa situazione non è di chi la denuncia, ma di chi la ha determinata".

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