Escalation dei tumori: il Salento ormai muore come il resto d'Italia

Serravezza, Lilt, sui dati del 2014: "Effetto dell'omologazione degli stili di vita. Il territorio butta alle ortiche il gap virtuoso che lo separava dal Nord"

LECCE – L’allarme è stato lanciato 25 anni fa e la profezia della Lilt si è fatalmente avverata: la provincia di Lecce ha recuperato terreno nella classifica nazionale dei decessi per tumore, registrando un significativo aumento del 30 percento nell’ultima stima del 2014. E, tra gli indiziati di questa escalation, compare innanzitutto l’omologazione degli stili di vita a rischio.

Il gap virtuoso che separava il Salento dall’industrializzato Nord del Paese si è annullato. Si muore anche qui, come nel resto d’Italia, allo stesso ritmo, e le abitudini sane e genuine di una volta, legate alla memoria contadina del territorio, sembrano un lontano ricordo.

La Lega contro i tumori ha reso noti gli ultimi dati aggiornati, quelli inseriti nel registro dei tumori provinciali, perché la riflessioni sui numeri è la chiave per l’approfondimento e la soluzione del problema. Dalla conferenza stampa tenuta presso Palazzo Adorno, a Lecce, alla presenza del dirigente generale della Asl di Lecce, Silvana Melli e del presidente della Provincia, Antonio Gabellone, non sono emerse novità di rilievo. Le statistiche hanno confermato che i “big killer” della salute pubblica, per i salentini, rimangono il carcinoma al polmone, quello alla vescica ed il cancro al seno che ha raddoppiato le vittime nel giro di breve tempo.

I dati grezzi, che non tengono in conto variabili come l’invecchiamento della popolazione, fotografano un aumento dei decessi di 846 unità in 25 anni. Il primo iniziato è il tumore al polmone (469 casi nel 2014) che sfora la media nazionale del 5,5, arrivando a registrare un 5,9.

L’anno nero della patologia, sul versante maschile, è stato il 2010; dopodiché il trend è leggermente calato fino a stabilizzarsi. La media oggi è del 0,1 contro l’8,2 italiano. Questo tipo di tumore, praticamente assente nella popolazione femminile fino a poco tempo fa, oggi fa registrare 76 decessi, per una media dell’1,9 percento, comunque al di sotto degli standard nazionali.

La situazione è, quindi, sotto controllo per le donne, se non fosse per il curioso picco di decessi registrato nella sola città di Lecce, finito sotto la lente di ingrandimento dei ricercatori e dei medici. I riflettori sono tutti puntati, quindi, su questo tipo di carcinoma e la storia di questa patologia aiuta gli esperti a vederci chiaro: “Vent’anni fa era impossibile trovare un solo caso tra le signore salentine, peraltro tutte impiegate come tabacchine, mentre gli uomini sembravano più esposti alla malattia – spiega l’oncologo Giuseppe Serravezza, noto esponente della Lilt -: nella maggior parte dei casi si trattava di emigranti di ritorno dai cantieri edili in Svizzera e, quindi, a stretto contatto con l’amianto”.

Il colpo di grazia, nel Salento, è stato inferto dal boom del comparto calzaturiero che ha rilanciato economicamente il territorio, chiudendo bene gli occhi sui fattori di rischio per la salute: “I primi opifici non possedevano neppure un registro di carico e scarico dei rifiuti speciali, smaltiti quindi illecitamente, bruciati e tombati – puntualizza il medico -. Questa scarsa attenzione e consapevolezza del problema è tra le cause degli indicatori medici così preoccupanti”.

L’industrializzazione ha fatto, dunque, la sua parte. Ed il Paese, Sud Italia compreso, pagano oggi un prezzo altissimo per non aver saputo prevedere il dramma delle neoplasie, mutuando l’esperienza delle nazioni europee che si sono liberate in fretta del carbone e di altri conclamati agenti industriali e chimici inquinanti. Nel Nord Europa alcuni processi virtuosi sono già in corso da tempo, mentre l’Italia arranca con un colpevole ritardo.

Stabile è rimasto, invece, il trend dei decessi dovuti al tumore alla vescica: la media della provincia di Lecce, per ora stabile, è superata da quelle delle vicine Brindisi e Taranto. Decisamente più preoccupante, invece, è la situazione del cancro al seno che è arrivato a colpire il doppio delle donne rispetto a 25 anni or sono: i 115 decessi del 1990 sono diventati 179 nel 2014. La media è persino superiore a quella italiana.

“Le giovani donne sono particolarmente sensibili e critiche rispetto al problema – ha commentato la presidente della Lilt di Lecce, Marianna Bulardo -  ed in generale la sensibilità è aumentata nella popolazione. Esiste un bisogno diffuso di innalzare la qualità della vita che la nostra associazione sta raccogliendo. L’obiettivo del nostro lavoro, condotto in sinergia con la Asl, partner del progetto Geneo e con la provincia di Lecce, co-finanziatrice, è quello di migliorare i livelli della prevenzione primaria, agendo sulle abitudini quotidiane, sull’alimentazione, lo sport oltre che sull’esposizione ad agenti inquinanti”.

E, a proposito di prevenzione, Serravezza non fa sconti a nessuno: “Giusto condurre delle battaglie ambientaliste, ed io sono stato in prima fila durante le manifestazioni contro l’Ilva e Cerano, ma la responsabilità politica ed istituzionale non prescinde da quella individuale. Non si può essere ipocriti: il fumo di sigaretta colpisce mille volte di più di quello prodotto da un’industria”.

L’azienda sanitaria locale, come si diceva, si è schierata in prima linea sul fronte della prevenzione, scegliendo di costruire percorsi formativi ed educativi in collaborazione con le associazioni locali e gli operatori del privato accreditato. “Grazie a queste sinergie siamo già riusciti ad abbattere le liste d’attesa per gli screening mammari e procederemo con la creazione di una seconda Ufa a Gallipoli, un centro specializzato per il trattamento delle malattie in aggiunta al polo oncologico del Vito Fazzi di Lecce – ha spiegato la dirigente Melli -. La Asl di Lecce è impegnata anche sul fronte della promozione della salute e lancerà a breve delle campagne di informazione, con la collaborazione dei mass-media. Per quanto riguarda la ricerca, questa si sta concentrando anche sull’oncogenetica, ovvero sull’individuazione dei fattori ereditari e del ruolo giocato nel decorso della malattia”.

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