Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Eseguita la confisca dei beni di Paglialunga. Immobili e terreni per 8 milioni di euro

La Dia di Lecce ha dato esecuzione al provvedimento di confisca definitivo dei beni riconducibili al 65enne di Aradeo, imputato per usura continuata. Vi sono immobili, terreni e anche un castello

Immobiliare Lazzari.

ARADEO – Aveva la parvenza di un vero outlet dell’usura, con tassi “quasi” ragionevoli (rispetto ad altri episodi registrati dalla cronaca), che si aggiravano attorno al 60 per cento.  Al quale il personale della Direzione investigativa antimafia di Lecce ha definitivamente abbassato le serrande, consegnando un patrimonio del valore di 8 milioni di euro nelle mani dello Stato.

L’esecuzione della confisca, già definitiva dal mese di gennaio, dopo una sentenza della Corte di Cassazione, è avvenuta nei confronti dei beni di Santo Paglialunga, 65enne originario di Aradeo, presidente ed amministratore delegato dell’Istituto finanziario Aradeo Spa (in precedenza srl, poi riconvertito in spa versando contanti per un milione di euro), rinviato a giudizio con l’accusa di usura continuata, aggravata dallo stato di bisogno delle vittime. Santo Paglialunga-2-2-2-3

L’impero patrimoniale del 65enne, scoperto e tenuto sotto osservazione dagli investigatori a partire dal 2010, è composto dalla stessa società finanziaria, tre aziende immobiliari, diciannove immobili (tra i quali anche alcuni stabilimenti industriali, perlopiù inattivi), il castello Lazzari di contrada Capano a Cutrofiano, svariati conti correnti, un kartodromo e trentasette terreni, per una superficie complessiva di 43 ettari. Il tutto collocato tra i comuni di Cutrofiano ed Aradeo, intestato all’imprenditore e ai suoi famigliari, sebbene lui restasse il dominus. Indiscusso.

Nello specifico, il gruppo di società fanno è rispettivamente composto dalla “Immobiliare Ima srl,” la “Lazzari”, operante nel settore dei tabacchi, e la “Car 2000 srl”, specializzata nella realizzazione di impianti sportivi, tra i quali un Kartodromo a Galatina, sempre confiscato e di proprietà di Paglialunga, il quale non ha avuto neppure il tempo di ultimarlo, essendo già stato disposta, a suo tempo, la misura del sequestro cautelativo.

Il provvedimento di confisca è stato emesso dalla seconda sezione penale della Corte d’appello di Lecce, sulla scorta di complessi accertamenti bancari dai quali è emerso come l’imprenditore avesse dichiarato – negli anni compresi tra il 1999 e il 2005 – un reddito di 879mila euro, a fronte dell’immenso patrimonio posseduto.Considerato il nucleo familiare di Paglialunga, composto anche da moglie e da due figli, è come se l'uomo avesse comunicato al fisco di vivere sotto la soglia di povertà. Quella nella quale erano costretti a vivere i suoi “clienti”.

La vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto, infatti, è scaturita proprio dalla denuncia di un commerciante di carni della zona che consegnò nelle mani degli inquirenti una serie di assegni fotocopiati, destinati a Paglialunga. L’usurato, in realtà, conservava una copia di ogni versamento effettuato al 65enne, per motivi di natura contabile, che si sono rivelati utili, in un secondo momento, anche per  fini probatori nel corso delle indagini.

Collezionando scrupolosamente ogni pagamento (spediva a se stesso, via posta, una copia di ogni assegno, con l’importo e la data impressi), ha premuto l'acceleratore sgli accertamenti fiscali.. Il macellaio, tuttavia, non è stato di certo l’unica vittima del presunto usuraio. A supporto della tesi investigativa, infatti, circa 213 assegni, per un valore di 780mila euro, e 570 contratti di mutuo, rinvenuti negli uffici di Paglialunga. 

L’aspetto scioccante risiede non tanto nel numero di “utenti”- che pure lascia presagire il vasto bacino di clienti messi in ginocchio dalle difficoltà economiche – quanto nel fatto che le copie di questi contratti fossero completamente in bianco, con la sola firma dei debitori. Come dire, moduli già predisposti per essere compilati e spacciati per mutui legali. Che di legale avevano ben poco e sono costati al 65enne anche la  denuncia per il reato – aggravato e continuato- dell’esercizio abusivo di raccolta dei risparmi, per la sua attività finanziaria.

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