Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

I proprietari dei fondi intorno al cantiere presentano il primo esposto

I terreni adiacenti all'area dei lavori, compresi nella "zona cuscinetto" disposta dal prefetto, sono accessibili solo previa autorizzazione. Denunciati danneggiamenti, chiesto il sequestro preventivo

MELENDUGNO – Un gruppo di proprietari di terreni nella zona di San Basilio, a Melendugno, hanno chiesto il sequestro preventivo dei loro fondi e l’apertura di un’indagine per i reati di invasione di terreni ed edifici, ingresso abusivo nel fondo altrui e danneggiamento. In poche parole, chiedono al potere giudiziario di garantire i diritti che ritengono essere stati lesi da atti di quello esecutivo.

Le aree in questione sono tutte adiacenti al cantiere per il gasdotto Tap e dunque ricadenti nell’ambito dell’ordinanza prefettizia del 12 novembre che ha sancito la delimitazione di una sorta di zona cuscinetto dove i proprietari e coloro che godono di diritti reali possono entrare “disgiuntamente” solo dopo apposita autorizzazione, mentre a tutti gli altri è interdetto l’accesso. Il provvedimento del prefetto Claudio Palomba è stato motivato con ragioni di tutela dei lavori e della maestranze impiegate e con l’esigenza di prevenire disordini, come accaduto in primavera, ma anche in tempi più recenti, con l’espianto degli ulivi e la loro movimentazione verso il sito di stoccaggio.

I terreni non sono mai stati interessati da procedure di esproprio né sono stati oggetto di alcun accordo, nemmeno verbale, che consentisse “l’ingresso, l’accesso e l’occupazione da parte di mezzi Tap o per deposito di attrezzature e materiale”.

Gli autori dell’esposto sostengono di aver chiesto e ottenuto il pass di accesso tra il 16 e il 19 novembre e che una volta raggiunte le rispettive proprietà hanno preso atto intanto che vi “transitavano e sostavano costantemente e stabilmente automezzi pesanti quali ruspe, camion con rimorchi, macchine di movimentazione terra ed altri mezzi pesanti che neppure l’ordinanza prefettizia in alcun modo autorizzava o prevedeva”.

In secondo luogo i proprietari hanno rilevato dei danni sui loro fondi, in particolare “distruzione dei muretti a secco che ne delimitano il perimetro con sostituzione di muro in cemento, danneggiamento del terreno causato dal passaggio di autocarri ed articolati, trinciatura e rottura di rami di alberi di olivo spesso carichi di frutto, distruzione dei confini tra un terreno e l’altro, al punto che i terreni sono stati resi inagibili e impraticabili, di certo non più idonei ad essere utilizzati per la campagna olearia in corso.

I cittadini, che lamentano di non poter usufruire liberamente di proprietà che sono spesso patrimonio di famiglia da molto tempo e comunque “frutto dei sacrifici di una vita”, fanno notare infine che si tratta di terreni “rientranti in area sottoposta a vincolo paesaggistico per cui ne è impedito qualsiasi altro e differente utilizzo”.

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