Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

Tre parlamentari del M5S chiedono i sigilli al cantiere Tap. Non sono salentini

In vista della ripresa dei lavori, i senatori Ciampolillo e De Bonis e la deputata Cunial hanno firmato un esposto presentato in procura, a Lecce

LECCE – Due senatori e una deputata del M5S hanno presentato alla procura della Repubblica di Lecce una richiesta di sequestro dell’area del cantiere per il gasdotto Tap. L’iniziativa legale ha preso corpo questa mattina, con l’assistenza dell’avvocato Gaetano Filograno.

Alla base dell’esposto, recita una nota, la “mancata ottemperanza di varie prescrizioni poste a base dei relativi decreti attuativi”, nelle convinzione più generale che la procedura amministrativa sia stata avvolta da una certa opacità. “L'urgenza dell'iniziativa – hanno spiegato i parlamentari pentastellati Lello Ciampolillo, Sara Cunial e Saverio De Bonis - è legata all'imminente ripresa dei lavori, come comunicato con nota del 21 settembre dalla stessa Tap”.

La multinazionale aveva sospeso le attività per non interferire con la stagione turistica e nell’imminenza della fine dell’estate ha scritto al sindaco di Melendugno, Marco Potì, per comunicare la decadenza dell’ordinanza comunale (emanata il 24 luglio scorso, ha durata di 30 giorni) che aveva imposto il divieto di prelievo di acqua dai pozzi nell’area di cantiere, dopo la scoperta di alcuni valori fuori norma (nichel, cromo e altri elementi).

Della vicenda odierna sorprendono due aspetti: il primo attiene al fatto che i tre parlamentari appartengono ad una delle due leve del governo nazionale che ha tutti i mezzi a disposizione per farsi una idea della vicenda - nel suo complesso e in ogni sua fase specifica - e assumere una definitiva posizione; il secondo è che si tratta di esponenti politici che non sono espressione del territorio salentino: l’onorevole Cunial è stata eletta in Veneto, il senatore Ciampolillo è di Bari, mentre il suo collega De Bonis è del Materano.

Una spiegazione, almeno parziale, può stare però nella parte conclusiva della nota che i tre hanno diffuso, laddove si prefigura una sorta di distinguo rispetto alla linea del movimento, forse giudicata troppo attendista: “Essere a conoscenza di questi fatti e rimanere inermi avrebbe significato, infatti, non solo tradire il nostro mandato elettorale ma disattendere totalmente al nostro dovere di parlamentari della Repubblica Italiana”.

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