Tap, presunte anomalie nell’iter di Via. Chiesti lumi all’Autorità anticorruzione

Esposto alle procure di Roma e Lecce del comitato che si oppone alla realizzazione del gasdotto. Dopo l'accesso del senatore Stefano agli atti della procedura presso il ministero dell'Ambiente, sarebbero emerse incongruenze su protocolli e mail

Una manifestazione No Tap a San Foca.

LECCE – Dubbi sulla procedura, forse per una dimenticanza. Ma che pesano come macigni, per il Comitato No Tap, tanto da finire sul tavolo delle procure di Lecce e Roma e su quello dell’Autorità anticorruzione. L’esposto depositato nei giorni scorsi diventerà automaticamente querela nel caso in cui si ravvisassero condotte penalmente rilevanti.

Il primo interrogativo sul quale si chiede di far luce riguarda la non corrispondenza tra l’annuncio dato da Tap il 17 aprile sull’avvenuto deposito delle integrazioni al progetto, sollecitate dalla commissione tecnica di Via il 18 marzo, e il protocollo delle stesse, registrato dal ministero dell’Ambiente il 29 aprile dopo ricezione tramite posta certificata. Eppure, tanto il parere della commissione di Via del 29 agosto – quello in base al quale il premier Matteo Renzi ha annunciato il via libera al gasdotto – che il decreto del ministro Galletti,  datato11 settembre, attestano l’avvenuta ricezione del 17 aprile.  

Una discrasia, almeno all’apparenza, emersa solo dopo che il senatore Dario Stefano è riuscito ad accedere agli atti della procedura (11 settembre), fatto che gli era stato negato in precedenza al punto di costringerlo a esibire le sue prerogative parlamentari. Dalla documentazione, di cui, tramite l’esponente di Sel, il comitato ha preso visione, sono emerse altre presunte anomalie. La prima riguarda i numeri di protocollo: la documentazione che commissione e ministero scrivono essere stata depositata il 17 viene di fatto registrata con un numero d’ingresso superiore alle integrazioni trasmesse il 29 con posta certificata.  Si tratta, comunque, degli stessi elaborati.

La seconda riguarda una nota di accompagnamento alle integrazioni, firmata dall’amministratore delegato di Tap: per i firmatari dell’esposto sarebbe stata trasmessa, il giorno stesso in cui è stata protocollata e cioè il 30 aprile, tramite una triangolazione di mail - ritenuta poco consona all’ufficialità dell’iter - tra una dipendente di Eon Italia, che fa capo ad un importante azionista di Tap (al 9 per cento), un consulente del ministero dell’Ambiente e una terza persona individuata come la responsabile dell’ufficio protocollo.

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Resta dunque da vedere quanto la forma sia sostanza. Anche perché la legge prevede che a partire dalla pubblicazione delle integrazioni decorrano i 60 giorni per la presentazione delle osservazioni da parte dei soggetti interessati dal progetto. Quindi non sembrerebbe irrilevante stabilire se il termine a quo fosse il 29 (posta certificata) e non il 17, come effettivamente è stato. Potrebbe essere stato violato – sostiene il comitato – quantomeno il diritto di partecipazione del pubblico al procedimento.

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