Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Esproprio terreni nel Parco naturale: Regione rischia di risarcire agricoltori

La sentenza del Tar di Lecce mette in guardia l'ente, che non avrebbe rispettato i principi della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e del diritto comunitario, i quali escludono forme di espropriazione indiretta

LECCE – Forse è il caso che la Regione Puglia approfondisca, almeno che non sia fortemente convinta di agire nel rispetto della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e per il Diritto comunitario, entrambi principi che escludono forme di espropriazione indiretta.  

Il Tar di Lecce ricorda inoltre come il Comitato dei ministri d’Europa abbia più volte censurato le “violazioni sistematiche dei diritti di proprietà derivanti dalle espropriazioni indirette in Italia”. Insomma, la sentenza della sezione leccese del Tribunale amministrativo regionale avverte: se la Regione Puglia non si deciderà a definire il procedimento di acquisizione dei terreni di una famiglia di coltivatori diretti di Nardò, oggetto di occupazione d’urgenza nel lontano 1987 perché inclusi nel Parco Naturale attrezzato di Porto Selvaggio, dovrà restituire i predetti terreni ai legittimi proprietari oltre a risarcirli dei danni loro causati per l’illegittima detenzione dei beni e per la impossibilità degli stessi di coltivarli ai fini della loro attività di piccoli imprenditori agricoli”.

La questione, quindi, è esattamente questa: esproprio terreni ai privati nel rispetto delle leggi. Anche comunitarie. E il Tar di Lecce ha accolto il ricorso proposto dal legale degli agricoltori, Pietro Quinto,  nei confronti della Regione e del Comune di Nardò. Nel ricorso Quinto ha ripercorso la storia del Parco di Porto Selvaggio e soprattutto, secondo quanto appurato dal legale, "del mancato accordo tra la Regione Puglia e i proprietari ai fini dell’espropriazione delle aree, che però erano state occupate d’urgenza e al decreto di occupazione non aveva mai fatto seguito il decreto d’esproprio".

Nel ricorso il difensore dei ricorrenti ha richiamato i principi elaborati dal diritto comunitario secondo cui "l’Amministrazione non può utilizzare l’istituto dell’accessione invertita per acquisire la proprietà di un immobile occupato per ragioni di pubblica utilità anche nel caso di una trasformazione irreversibile dell’immobile in corrispondenza dei fini per i quali è stato occupato".

“Il Tar – si legge in una nota dello studio legale - ha riconosciuto peraltro applicabile nella fattispecie la nuova disciplina in materia di espropriazione emanata proprio allo scopo di dare attuazione ai principi comunitari e in particolare l’articolo 43  che consente all’Amministrazione espropriante che abbia omesso di definire il procedimento, di adottare una nuova determinazione che tenga conto del valore aggiornato dei beni e del danno relativo al periodo della utilizzazione senza titolo per poter perfezionare ora per allora il procedimento espropriativo”.

“In  caso contrario ove le parti non raggiungano l’accordo sui valori del bene, il Tar, accogliendo la specifica domanda formulata dall’avvocato Quinto, ha condannato la Regione a restituire i beni ai legittimi proprietari. Tutto ciò deve avvenire entro 60 giorni della comunicazione della sentenza”.

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