“Essere parente di un indagato non basta a motivare la sospensione di una licenza”

Lo ha chiarito il Tar nell’ordinanza con la quale ha sospeso il provvedimento emesso dalla Prefettura. Il titolare della ditta “colpita” è cugino di uno degli uomini finiti nel blitz “Tornado”

SCORRANO - Il solo rapporto di parentela con l’indagato non è sufficiente per sospendere la licenza per l’esercizio dell’attività di pirotecnico: è questa una delle ragioni contenute nel ricorso presentato da Angelo Mega, attraverso gli avvocati Francesco Mega e Alfredo Matranga, e fatte proprie dalla terza sezione del Tar di Lecce. L’uomo, titolare dell’omonima ditta di fuochi, era stato colpito dal provvedimento della Prefettura due giorni dopo il blitz “Tornado” in cui è finito il cugino Donato.

L’imprenditore, però, è completamente estraneo all’inchiesta sul presunto sodalizio criminale, chiarisce il presidente Enrico D’Arpe nell’ordinanza di oggi, con la quale ha confermato il precedente decreto con cui all’inizio del mese aveva sospeso quello della Prefettura di Lecce di inibizione dell’attività di deposito e commercializzazione di fuochi pirotecnici della ditta di Scorrano.

In particolare, il giudice ha evidenziato il difetto istruttorio e motivazionale del provvedimento impugnato, sostenendo che avrebbe dovuto contenere ulteriori elementi per rendere plausibile “l’influenza reciproca di comportamenti” tra il ricorrente e il parente indagato.

Non solo. Stando all’ordinanza, sarebbero state violate anche le garanzie procedimentali e partecipative del ricorrente, al quale sarebbe stata tolta la licenza prima del decorso dei dieci giorni che gli erano stati concessi per presentare memorie.

L’udienza per la discussione del merito del ricorso è fissata per il prossimo 10 marzo.

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