Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Estorsione aggravata a un imprenditore: 39enne condannato a 4 anni

E’ la sentenza emessa nel giudizio abbreviato per Mirko Rhao, ritenuto complice di altri due individui, nei confronti dei quali è in corso il processo con rito ordinario

LECCE - Per l’accusa, insieme ad altre due persone, avrebbe costretto un imprenditore impegnato nel settore dello spettacolo a consegnare la somma di circa 4mila e 500 euro, pretendendo poi una ulteriore somma mediante violenza e minaccia. Per la difesa, lui a quel piano iniziato un anno prima, non aderì mai. Ma alla fine del processo discusso col rito abbreviato, il giudice Vincenzo Brancato ha pronunciato un verdetto di colpevolezza.

E’ di quattro anni di reclusione e 4mila euro di multa la pena inflitta a Mirko Rhao, 39 anni, originario di Lecce ma residente ad Arnesano, a fronte della richiesta del pubblico ministero Stefania Mininni di sei anni e 6mila euro di multa. Non appena il giudice finirà di mettere nero su bianco le motivazioni del dispositivo emesso ieri pomeriggio, l’avvocato difensore Alessandra Viterbo valuterà il ricorso in appello.

Secondo il legale, l’unica colpa di Rhao fu quella di aver accompagnato dall’imprenditore Alessandro Caracciolo, 56 anni, di Lecce, residente a Copertino, ritenuto membro della Sacra Corona Unita e personaggio cruciale in questo procedimento aperto dal procuratore aggiunto della Dda (direzione distrettuale antimafia) di Lecce Guglielmo Cataldi.

In una circostanza, il 13 dicembre del 2013, Caracciolo si sarebbe presentato insieme a Rhao nell’ufficio della presunta vittima, affermando di sentirsi preso in giro e di voler sapere il giorno esatto in cui gli avrebbe dato i soldi. Alla presenza di più persone avrebbe poi schiaffeggiato il malcapitato, aggiungendo: “Ci devi dare i soldi, se non paghi entro il 30 dicembre la prossima volta che torniamo non sarà solo uno schiaffo capisci?”. Rhao, a sua discolpa, ha sostenuto di aver proposto alla presunta vittima solo l'acquisto di materiale inerente la sua attività.

Stando alle carte dell’inchiesta, Caracciolo avrebbe avvicinato per la prima volta l’imprenditore, nel giugno del 2012, per sollecitarlo a onorare un debito nei riguardi di una ditta che poi però si rivolse alla giustizia: all’imprenditore fu notificato un atto giudiziale per 16 mila euro e quando, al momento della consegna del denaro, chiese che fine avesse fatto l’atto, si sarebbe sentito rispondere così: ”Se tieni da perdere ti fanno il sequestro, se non tieni da perdere non prendono niente, questi soldi sono miei e mi devi dare gli altri perché quell’altro deve imparare che non deve andare alla legge”.

Verso la fine di settembre, inizi ottobre 2013, Caracciolo si sarebbe presentato dal malcapitato con due individui diversi, identificati in Rhao e Marco Caramuscio, 35 anni, di Monteroni, rivolgendogli frasi di questo tenore: “Sono venuto a prendere i miei soldi perché abbiamo saputo che hai lavorato bene quest’anno”.

Per questa vicenda, è in corso il processo con rito ordinario per Caracciolo e Caramuscio.

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