Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Estorsione aggravata, arrestato Lauricella. E per Miccoli sono grane

L'indagine della Dia ha portato all'arresto del suo amico figlio del boss Antonino e di un 62enne già condannato per reati mafiosi. Alla base di somme pretese ai danni di un imprenditore, il pretesto di recuperare un credito vantato da un ex fisioterapista, con il tramite del calciatore allora rosanero

PALERMO – Le grane per Fabrizio Miccoli sembrano non finire mai e giungere anche al termine di una stagione calcistica con la maglia giallorossa per lui da dimenticare in fretta.

Pareva destinata a spegnersi la vicenda a suo carico, dovuta all’amicizia pericolosa con Mauro Lauricella, alias Scintilla, il 33enne palermitano, figlio del boss del quartiere Kalsa, Antonino.

E invece ora, con l’arresto proprio di Scintilla, insieme a un altro palermitano già in passato condannato per mafia, il 62enne Gioacchino Alioto, alias Zu Gino, riemerge ancora una volta una sua posizione in bilico.

Quando la storia emerse in prima battuta, si parlò per il bomber salentino, all’epoca capitano del Palermo, di accesso abusivo a sistema informatico in concorso col titolare di un centro di telefonia mobile. Il titolare del centro, si era detto, avrebbe ceduto al “Romario del Salento” quattro schede telefoniche intestate ad altrettante persone, che però non erano a conoscenza di nulla. In particolare, una di queste schede sarebbe stata utilizzata proprio da Mauro Lauricella.

La storia aveva assunto contorni sinistri anche per una nota frase intercettata, in cui Miccoli infangava la memoria del giudice Giovanni Falcone.Per quelle parole in seguito si scusò in lacrime, la storia giudiziaria declinò in un’archiviazione, ma ora dovrà soprattutto cercare di scrollarsi di dosso la posizione assunta all’interno dell’indagine più ampia della Direzione investigativa antimafia palermitana.

L’ordine di carcerazione a carico di Scintilla e di Alioto risale al 16 aprile, è stata emessa dal gip Fernando Sestito, ed eseguita oggi. Le accuse, estorsione aggravata in concorso. Il provvedimento, come illustra la stessa Dia palermitana, scaturisce dalle investigazioni a suo tempo portate a termine per cattura il padre di Lauricella, Antonino detto U Scintilluni, all’epoca latitante. Un’inchiesta che contemplò sia metodi tradizionali, sia intercettazioni.

Proprio in quell’ambito, quindi in modo casuale o che comunque non rappresentava la base iniziale dell’indagine, sarebbe stata documentata, tra l’altro, una presunta attività estorsiva condotta dal giovane Lauricella e portata avanti per diversi mesi, trovando realizzazione nell’ottobre del 2010 tramite l’influenza esercitata da Zu Gino ai danni di un giovane imprenditore palermitano che opera nel campo dello spettacolo e dell’intrattenimento.

Infatti, con il pretesto di recuperare un credito vantato da un ex fisioterapista del Palermo e, qui la contestazione, con il tramite del noto calciatore rosanero, nei confronti di alcuni soci della discoteca “Paparazzi” di Isola delle Femmine, Lauricella e Alioto, con intimidazioni, nel corso di un incontro in un locale di piazza Kalsa, alla presenza di altri appartenenti a cosa nostra, avrebbero estorto diverse migliaia di euro ad uno degli imprenditori, intascando per sé la gran parte del denaro.

Di spicco è la figura di Alioto, personaggio la cui storia criminale ebbene inizio negli anni ’70, consolidandosi nella metà degli anni ’80, quando venne inserito nel cosiddetto rapporto dei 366, scaturito dalle rivelazioni di Tommaso Buscetta, per associazione per delinquere semplice e di stampo mafioso, e sospettato anche di aver partecipato a una serie di rapine compiute nell’interesse delle famiglie Sinagra, Spadaro e Marchese.

Le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto presso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Leonardo Agueci, e dai sostituti procuratori Francesca Mazzocco e Maurizio Bonaccorso.

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