Estorsione ai danni del figlio dell'ex amante, 53enne condannata a 3 anni e otto mesi

Tre anni e otto mesi è la condanna inflitta dal gup Alcide Maritati a Maria Domenica Minonne, 53enne di Diso, collaboratrice scolastica, accusata di estorsione continuata. La donna era stata arrestata il 17 luglio 2014 dai carabinieri della stazione di Cavallino e del Nucleo operativo di Lecce

LECCE – Tre anni e otto mesi è la condanna inflitta dal gup Alcide Maritati a Maria Domenica Minonne, 53enne di Diso, collaboratrice scolastica, accusata di estorsione continuata. La donna era stata arrestata il 17 luglio 2014 dai carabinieri della stazione di Cavallino e del Nucleo operativo di Lecce, dopo aver organizzato, in accordo con la presunta vittima, una consegna controllata di denaro. Il gip Vincenzo Brancato ne aveva poi disposto, dopo circa due settimane, la scarcerazione. La condanna della 53enne, assistita dall’avvocato Luigi Rella, è avvenuta al termine del giudizio con rito abbreviato.

La presunta vittima, un 41enne del rione Castromediano, aveva raccontato ai carabinieri di essere stato risucchiato dalla paura di ritorsioni nei confronti della propria famiglia. La donna, stando alle denunce presentate dall’uomo, avrebbe raccontato di aver avuto una storia d’amore con suo padre, defunto da qualche tempo, che aveva conosciuto in passato, quando aveva insegnato presso un istituto scolastico di Maglie.

Al centro della vicenda giudiziaria un presunto prestito di circa 70mila euro che la donna avrebbe fatto allo scomparso, per i suoi bisogni. I problemi sono nati in particolare quando la donna avrebbe manifestato l’intenzione di riavere quel denaro. Sempre secondo le dichiarazioni della presunta vittima, avrebbe inizialmente usato modi gentili, riuscendo a incantarlo e persino a fargli venire sensi di colpa, parlandogli di un disperato bisogno di soldi, ottenendo, nel giro di quattro mesi, 48mila e 500 euro.

Poi, ai primi segni di cedimento della presunta vittima, sarebbe arrivata a minacciarlo, travolgendolo di sms a suo dire minacciosi, e facendo intervenire anche un terzo uomo nel corso di telefonate. Messaggi che, secondo la difesa, non avrebbero però avuto affatto toni intimidatori. Il legale della donna ha, infatti, evidenziato come la sua assistita abbia solo chiesto la restituzione del denaro prestato la padre.

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La trappola dei carabinieri scattò a metà luglio dello scorso anno. I carabinieri, in accordo con il 41enne, fotocopiarono i numeri di serie delle banconote, consentendo che l’uomo andasse a un appuntamento con Minonne e, dopo il pagamento della somma, intervennero, bloccandola. 

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