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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Cronaca Taurisano

Estorsione nel cantiere, regge il “metodo mafioso”. Inflitti 7 anni e mezzo

Si è chiuso ieri il processo abbreviato nei riguardi del 51enne di Taurisano, personaggio di spicco della Scu, per la vicenda che il 16 novembre del 2022 gli costò l'arresto

TAURISANO - Ha retto anche nel processo abbreviato l’accusa di estorsione con l’aggravante del metodo mafioso e per Lucio Stefano Cera, 51enne di Taurisano, personaggio di spicco della Sacra corona unita, la condanna è stata di sette anni, sei mesi e venti giorni di reclusione (grazie allo sconto di un terzo per la scelta del rito), in linea alla richiesta della sostituta procuratrice Giovanna Cannarile che era di 7 anni tondi.

A emettere la sentenza è stato il gup Marcello Rizzo, dinanzi al quale si era incardinato il giudizio, dopo un precedente tentativo della difesa, rappresentata dagli avvocati David Alemanno e Giuseppe Presicce, di chiudere la vicenda con un patteggiamento a 5 anni. L’istanza però fu rigettata lo scorso giugno, nonostante il parere favorevole della Procura, dal giudice Angelo Zizzari, che ritenne troppo bassa la pena in ordine a una serie di ragioni legate al conteggio, dal quale non potevano escluse né l’aggravante (del metodo mafioso), né la recidiva.

Tutto ebbe inizio quando su un cantiere stradale sulla Presicce Acquarica-Lido Marini si presentarono due giovani mandati, secondo l’accusa, da Lucio Cera, e uno di questi si rivolse così all’imprenditore, titolare dell’appalto: “Stati a postu cu li scavi?” (siete a posto con gli scavi?, ndr). La visita sarebbe stata solo l’incipit di successive richieste estorsive: denaro in cambio di “protezione” dei macchinari. Tant’è che il malcapitato, in accordo con lo stesso Cera, gli avrebbe consegnato 2mila euro. Nonostante questo però, si verificò il furto di un veicolo, seguito dalla richiesta di 11mila euro, come somma necessaria per riottenerlo.

Al momento della riscossione, il 16 novembre del 2022, spuntarono gli agenti, e il cugino di Lucio Cera, Andrea, 42 anni, di Taurisano, al volante di una Fiat Multipla, provò a darsi alla fuga. Il tentativo però fallì, perché le uscite erano state sbarrate da altre auto della polizia. Quest’ultimo al quale era contestata solo l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, riuscì poi a patteggiare la pena di dieci mesi.

A Lucio Cera, invece, oltre alle accuse di estorsione e resistenza a pubblico ufficiale, era contestata anche quella di spaccio - poiché al momento dell’arresto fu trovato in possesso di 23,57 grammi di cocaina - riconosciuta dal gup nell’ipotesi di lieve entità.
Non appena saranno depositate le motivazioni, i legali valuteranno il ricorso in appello, poiché secondo la tesi difensiva Cera non minacciò né usò mai violenza nei riguardi della presunta vittima ma avrebbe commesso soltanto l’errore di essersi messo a disposizione di quest’ultima, per cercare, grazie alle sue conoscenze in ambienti criminali, la refurtiva. 

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