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Domenica, 23 Giugno 2024
Cronaca

Estorsione nel cantiere, il gip: “Pochi 5 anni, c’è l’aggravante della modalità mafiosa”

Il 51enne di Taurisano, personaggio di spicco della Scu, aveva provato invano a concordare la pena per la vicenda che gli costò l'arresto il 16 novembre del 2022. Il processo si celebrerà a settembre col rito abbreviato

LECCE - Aveva provato a chiudere il suo conto con la giustizia per la vicenda che lo vedeva artefice di un’estorsione ai danni del titolare di un cantiere stradale sulla Presicce Acquarica-Lido Marini,  chiedendo di patteggiare cinque anni di reclusione. 

Ma, ieri, il giudice Angelo Zizzari ha respinto la richiesta (sulla quale la Procura aveva espresso parere favorevole) di Lucio Stefano Cera, 51enne di Taurisano, nome di spicco della Sacra corona unita, ritenendo che la pena fosse troppo bassa. 

E questo, in considerazione del fatto che, secondo il gip, non potevano essere escluse dal conteggio né l’aggravante del metodo mafioso, né la recidiva. Non solo. Il rigetto è scaturito anche dall’impossibilità per lo stesso gip di riconoscere la continuazione tra il reato di estorsione e quello di resistenza a pubblico ufficiale, poiché Cera non poteva prevedere che, il 16 novembre del 2022, al momento della consegna di 11mila euro, sarebbero piombati gli agenti della squadra mobile di Lecce. 

L’imputato dovrà quindi prepararsi a un processo, che si discuterà col rito abbreviato, il prossimo 20 settembre dinanzi al giudice Marcello Rizzo, in cui risponderà anche dell’accusa di spaccio, (poiché al momento dell’arresto fu trovato in possesso di 23,57 grammi di cocaina). A difenderlo ci penseranno gli avvocati Giuseppe Presicce e David Alemanno.

Esce di scena, invece, il cugino di Cera, Andrea, di 42 anni, anch’egli di Taurisano, al quale era contestata solo l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, essendo riuscito a patteggiare la pena di dieci mesi.

Tutto ebbe inizio quando sul cantiere si presentarono due giovani mandati, secondo l’accusa, da Lucio Cera, e uno di questi si rivolse così all’imprenditore, titolare dell’appalto: “Stati a postu cu li scavi?” (siete a posto con gli scavi?, ndr). La visita sarebbe stata solo l’incipit di successive richieste estorsive: denaro in cambio di “protezione” dei macchinari. Tant’è che il malcapitato, in accordo con lo stesso Cera, gli avrebbe consegnato 2mila euro. Nonostante questo però, si verificò il furto di un veicolo, seguito dalla richiesta di 11mila euro, come somma necessaria per riottenerlo.

Ma come anticipato, al momento della riscossione,  spuntarono gli agenti, e Andrea Cera al volante di una Fiat Multipla, esortato dal cugino, provò a darsi alla fuga. Il tentativo però fallì, perché le uscite erano state sbarrate da altre auto della polizia.

Durante l’interrogatorio, i due provarono a difendersi, ma la loro versione non fu ritenuta credibile dalla gip Giulia Proto (qui, i dettagli).
 
 

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