“Sono un debitore, ma non ho mai preteso merce gratis forte del mio nome perché non sono un mafioso”

Si è difeso così durante l’interrogatorio di garanzia, Emiliano Vergine, il 42enne di Trepuzzi accusato di aver vessato i commercianti “forte” del suo curriculum criminale

TREPUZZI - “Sono un debitore, ma non sono un estorsore. E sono fuori da ambienti mafiosi”, è questa la sintesi dell’interrogatorio di garanzia che si è tenuto nella tarda mattinata di oggi nei riguardi di Emiliano Vergine, il 42enne di Trepuzzi finito in carcere due giorni fa con l’accusa di aver tenuto sotto scacco i commercianti della sua città e di Squinzano, non pagando la merce, forte della sua notorietà criminale. Ha negato ogni addebito davanti al giudice Edoardo D’Ambrosio, spiegando come nell’ultima sentenza (scaturita dall’operazione “Vortice Déjà Vu”) che lo interessa (prodotta dall’avvocato difensore Rita Ciccarese) sia stato ritenuto responsabile di traffico di sostanze stupefacenti, ma non di associazione mafiosa. Reato quest’ultimo per il quale fu, invece, condannato nel 2003.

Ha chiarito pure di non aver mai speso il nome del fratello che sta scontando una pena (datata 2000) per un omicidio, per fare pressioni, perché non ha più rapporti con lui da anni. Insomma, la sua sarebbe stata solo una richiesta pacifica di poter pagare la merce alla fine del mese, senza alcuna minaccia; spesso però non sarebbe riuscito a mantenere la parola, non riuscendo a saldare i conti.

Stando alle indagini, invece, quelle di Vergine sarebbero state delle vere e proprie pretese, con l’indicazione ad alcune vittime, anche delle risposte da dare ai carabinieri se avessero chiesto chiarimenti su di lui: gli ordini erano fatti dalla moglie ed erano puntualmente onorati.

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