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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca Galatina

Estorsione da 110mila euro a due clienti: assolto un avvocato

Emesso il verdetto al termine del processo “abbreviato” nei riguardi di un civilista 70enne di Galatina, accusato di aver estorto denaro a due soci di un’agenzia immobiliare a Lecce

GALATINA - Si è concluso con un’assoluzione “perché il fatto non sussiste”, il processo discusso col rito abbreviato nei riguardi di un avvocato civilista, C.L., 70enne di Galatina, accusato di estorsione ai danni di due clienti.

La sentenza è stata emessa questa mattina dal giudice Alcide Maritati, in linea all’istanza avanzata dagli avvocati difensori dell’imputato, Francesco Galluccio Mezio e Donato Mellone, e della stessa pubblica accusa.

Si chiude così il procedimento rimasto aperto, dopo che il gip Giovanni Gallo respinse la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura e alla quale si erano opposte le presunte vittime, due fratelli, soci di un’agenzia immobiliare di Lecce.

Questi, parte civile con l’avvocato Pantaleo Cannoletta, avevano sostenuto che, il 2 agosto del 2018, il legale li avrebbe minacciati di impedire la conclusione dell’operazione di vendita di un compendio immobiliare, per loro necessaria a estinguere il mutuo contratto con la banca, se non gli avessero corrisposto la somma di 100mila euro, in seguito diventata di 110mila euro.

Per la difesa, la somma fu pretesa, senza alcuna intimidazione, a titolo di onorario, e dello stesso avviso fu anche il sostituto procuratore Giovanni Gallone (nel frattempo transitato al Tar di Lecce) che, al termine delle indagini, ritenne non vi fossero elementi sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio.

Ma per il giudice Gallo, ad accreditare il racconto delle persone offese fu proprio quella cifra così elevata, tanto da imporre al pubblico ministero di formulare (entro dieci giorni) la richiesta di rinvio a giudizio.

Insomma, il gip nell’ordinanza non escluse la possibilità che i fratelli, su pressione del legale, avrebbero accettato una serie di condizioni (la consegna dei dieci titoli cambiari dal valore di 11mila euro ciascuno, il primo dei quali già riscosso, la cessione delle quote societarie e la rinuncia dei crediti vantati nei confronti dell’azienda), per assicurarsi la conclusione della vendita, per questi necessaria, avendo prestato per il mutuo contratto con la banca una garanzia di 437mila e 500 euro a testa.

Il processo però ha sancito la non colpevolezza del professionista.

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