Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca

"Augusta", tentata estorsione: nuovo caso, quattro indagati

Nuovi guai per Alessandro Verardi, i fratelli Tonino e Francesco Caricato e Mauro Ingrosso, già arrestati dai Ros nella nota operazione. Un commerciante ha deciso di denunciarli per un altro tentativo di taglieggiamento

LECCE – Il 25 per cento degli incassi estivi per non avere “problemi”. Questa la pretesa di quattro individui, nei confronti di commerciante di Torre dell’Orso. Il quale, però, non s’è mai piegato e, ora, dopo aver sporto denuncia, ha permesso di aprire un nuovo filone nell’ambito dell’operazione “Augusta”, chiusa il 4 ottobre scorso dai Reparti operativi speciali dei carabinieri.

Nuovi guai giudiziari, dunque, per alcuni fra gli indagati nel corso di una delle più vaste offensive della Procura di Lecce contro la malavita organizzata, messa a segno negli ultimi anni. Questa mattina, i militari dell’aliquota operativa della compagnia di Lecce hanno notificato in carcere un provvedimento cautelare a carico di Alessandro Verardi, 33enne di Lizzanello, dei fratelli Tonino e Francesco Caricato, rispettivamente di 30 e 35 anni (il primo residente a Lizzanello, il secondo a Cavallino) e di Mauro Ingrosso, 27enne di San Cesario di Lecce, su ordine del gip di Lecce, Alcide Maritati. Sarebbero stati riconosciuti, ancora una volta, responsabili di un tentativo di estorsione.

Sulle loro spalle, dunque, una nuova denuncia presentata da una presunta vittima. La vicenda riguarda un locale di Torre dell’Orso, marina di Melendugno. Il tentativo di estorcere il denaro sarebbe avvenuto a cavallo tra luglio e agosto di quest’anno. In quel periodo Verardi era ancora latitante e, secondo quanto scoperto dagli investigatori, avrebbe taglieggiato i commercianti della zona, sfruttando anche la complicità dei fratelli Caricato e di Mauro Ingrosso. E che vi fosse una correlazione fra Verardi e almeno uno dei due fratelli, lo dimostrò già l’arresto eseguito dalla squadra mobile di Lecce, alcuni giorni prima che intervenissero i Ros, a chiusura dell’indagine sul clan Rizzo. Fu proprio l’operazione che mise la parola “fine” sulla lunga latitanza di Verardi.

Tonino e Francesco Caricato, così come Mauro Ingrosso, sarebbero stati, volta per volta, inviati presso gli esercenti in nome e per conto di Verardi, a scopo intimidatorio, in modo da agevolare i pagamenti. Il più delle volte, sarebbe stata sufficiente l’evocazione del solo nome a generare timore. Nel corso dell’operazione “Augusta”, ai quattro era stato già contestato un episodio analogo, avvenuto sempre presso un locale commerciale di Torre dell’Orso. I carabinieri della compagnia di Lecce, comunque, hanno deciso di approfondire quanto emerso in precedenza, nella speranza che altri commercianti decidessero di uscire dall’ombra e denunciare le estorsioni subite.

E’ così che un altro esercente della marina, ottenute debite rassicurazioni, si è aperto, rivelando un episodio tra luglio e agosto, ai propri danni. I quattro, in quel periodo, avrebbero preteso un quarto degli incassi estivi, per “non avere problemi”. Nella circostanza proprio uno dei tre complici, indicando Verardi, rimasto all’esterno del negozio, avrebbe detto al commerciante: “Lo stai vedendo quello, o vai tu da lui o viene lui…”.

Non sarebbe stato l’unico episodio. Le visite si sarebbero succedute, vista la reticenza del commerciante a sottostare al ricatto. In particolare, Tonino Caricato, avrebbe persino minacciato di mettere fuoco al locale o di punire comunque l’uomo, sfruttando sempre il nome di “Sandro il latitante”. Ma le tecniche adottate sarebbero state diverse. Non sempre le minacce sarebbero state esplicite. In alcuni casi, i presunti complici di Verardi avrebbero semplicemente gironzolato silenziosamente attorno all’attività. Quasi per far sentire la loro pressione. Il fiato sul collo, senza proferire parola.

Ma quando il 4 ottobre è arrivata la svolta, con l’iscrizione nel registro degli indagati di oltre una sessantina di persone, il commerciante di Torre dell’Orso, riconosciuta sui giornali web e cartacei la foto di uno in particolare dei suoi presunti aguzzini, avrebbe assunto il coraggio di farsi avanti e confidarsi con i carabinieri. Come sempre, proprio l’iniziativa audace del singolo che si ribella al racket è l’elemento decisivo. E’ proprio la forza di denunciare i soprusi, infatti, che permette agli investigatori di instradare le indagini verso un esito positivo. Permettendo alle vittime di lasciarsi alle spalle un incubo.

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