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Sabato, 13 Aprile 2024
Cronaca Taurisano

Estorsione col metodo mafioso nel cantiere, condanna ridotta in appello: sei anni di reclusione

Arriva il nuovo verdetto nei riguardi di Lucio Stefano Cera, 52enne di Taurisano, per la vicenda avvenuta in un cantiere stradale sulla Presicce Acquarica-Lido Marini, il 16 novembre del 2022

TAURISANO - Ha ottenuto una riduzione di condanna, da sette anni, sei mesi e venti giorni di reclusione a sei anni e 1.400 euro di multa, Lucio Stefano Cera, 52enne di Taurisano, noto per il suo passato nella Scu, per la vicenda in cui rispondeva di estorsione con l’aggravante del metodo mafioso avvenuta in un cantiere stradale sulla Presicce Acquarica-Lido Marini.

L’alleggerimento è stato disposto nei giorni scorsi dalla Corte d’Appello di Lecce, presieduta dalla giudice Teresa Liuni, alla quale si erano rivolti gli avvocati difensori Giuseppe Presicce e Pantaleo Cannoletta, che ha escluso la recidiva riconosciuta in primo grado nel processo discusso col rito abbreviato dal gup Marcello Rizzo.

Tutto ebbe inizio quando sul cantiere si presentarono due giovani mandati, secondo l’accusa, da Lucio Cera, e uno di questi si rivolse così all’imprenditore, titolare dell’appalto: “Stati a postu cu li scavi?” (siete a posto con gli scavi?, ndr). La visita sarebbe stata solo l’incipit di successive richieste estorsive: denaro in cambio di “protezione” dei macchinari. Tant’è che il malcapitato, in accordo con lo stesso Cera, gli avrebbe consegnato 2mila euro. Nonostante questo però, si verificò il furto di un veicolo, seguito dalla richiesta di 11mila euro, come somma necessaria per riottenerlo.

Al momento della riscossione, il 16 novembre del 2022, spuntarono i poliziotti, e il cugino di Lucio Cera, Andrea, 42 anni, di Taurisano, al volante di una Fiat Multipla, provò a darsi alla fuga. Il tentativo però fallì, perché le uscite erano state sbarrate da altre auto della polizia. Quest’ultimo al quale era contestata solo l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, riuscì poi a patteggiare la pena di dieci mesi.

A Lucio Cera, invece, oltre alle accuse di estorsione e resistenza a pubblico ufficiale, era contestata anche quella di spaccio - poiché al momento dell’arresto fu trovato in possesso di 23,57 grammi di cocaina - riconosciuta in primo grado nell’ipotesi di lieve entità.

Anche questi provò a chiudere il procedimento con un patteggiamento. Ma la richiesta di concordare la pena a 5 anni fu rigettata lo scorso giugno, nonostante il parere favorevole della Procura, dal giudice Angelo Zizzari, che la ritenne troppo bassa in ordine a una serie di ragioni.
Non appena saranno depositate le motivazioni, i legali valuteranno il ricorso in Cassazione, poiché secondo la tesi difensiva l'imputato non minacciò né usò mai violenza nei riguardi della presunta vittima ma avrebbe commesso soltanto l’errore di essersi messo a disposizione di quest’ultima, per cercare, grazie alle sue conoscenze in ambienti criminali, la refurtiva.

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