Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Commercianti tra usura ed estorsione, invocati nove anni di carcere

Si avvia alle battute finali il processo che vede come imputato Salvatore Peluso, 50enne originario di Tricase. Fu arrestato nel gennaio del 2010 dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Lecce

 

LECCE – Si avvia alle battute finali il processo che vede come imputato Salvatore Peluso, 50enne originario di Tricase accusato di usura ed estorsione in concorso aggravate dalle modalità mafiose. Nel corso dell’udienza odierna, il pubblico ministero Alessio Coccioli ha chiesto per l’imputato una condanna a nove anni di reclusione. Il processo è stato aggiornato al prossimo 19 dicembre, data in cui toccherà al difensore dell’imputato, l’avvocato Luigi Piccinni, discutere. Subito dopo sarà la volta dei giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce (presidente Roberto Tanisi) emettere la sentenza.

Peluso fu arrestato nel gennaio del 2010 dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Lecce su ordinanza di custodia cautelare. In carcere finirono anche Cosimo Orlando, 31 anni, e ad Antonio Protopapa, 45 anni, di Alessano. I due sono già stati condannati rispettivamente a 3 anni e 3 anni e sei mesi di reclusione.

 A dare avvio alle indagini furono le denunce presentate, a partire dal 2 settembre 2008 sino al settembre 2009, da un commerciante di 28 anni di Tricase, titolare di una ditta di articoli per ufficio e per la scuola, che, dal 2006, trovandosi in difficoltà economiche, aveva accettato il prestito di 5 mila euro da uno degli arrestati, venendo poi costretto a versare, sino all'estinzione del debito, 500 euro mensili quali interessi, pari al 120 per cento annui.

In queste condizioni era diventato sempre più difficile restituire il capitale e così il commerciante era stato costretto a rivolgersi agli usurai, per negoziare alcuni assegni postdatati, facendo così scattare nuovi prestiti a tassi usurari. Nel caso in cui, alla scadenza mensile non fosse stata versata la "rata", evento che si sarebbe verificato più volte, la vittima aveva altri 10 giorni di tempo per pagare, con un incremento pari al 25 per cento (900 per cento su base annua).

Un’altra presunta vittima di Peluso sarebbe stato un impiegato di 57 anni che, con i suoi familiari, aveva avviato un'attività di ristorazione nella località balneare di Santa Maria di Leuca. L’uomo, trovandosi poi in difficoltà, avrebbe chiesto un prestito di 20 mila euro a Protopapa mentre svolgeva la sua attività di buttafuori presso il locale gestito dalla vittima. L'uomo, sentito dai carabinieri, confermò ciò che era emerso dagli accertamenti e cioè di essere vittima di usura da parte dei tre, rivelando le modalità esecutive del reato che sono risultate simili a quelle della prima vittima.

Nei confronti  di Salvatore Peluso è stata anche ipotizzata l'accusa di estorsione, per le minacce attuate nei confronti delle vittime, “finalizzate ad ottenere ingiusti profitti consistiti negli interessi usurari”. All’imputato, già condannato per associazione di tipo mafioso, viene contestata l'aggravante delle modalità mafiose, “per aver commesso i delitti con modalità operative consistite nell'evocare referenze criminali a sostegno delle richieste di pagamento”, riferendosi a stretti rapporti con il clan "Padovano" di Gallipoli, imponendo così, alle parti lese, una condizione di assoggettamento e di omertà.

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