Cronaca

Estorsioni nella "Città Bella", dieci anni al boss Rosario Padovano

Pugno duro ella seconda sezione penale, che sono andati oltre le richieste del sostituto procuratore Mignone, che aveva invocato sei anni. Assolto, invece, Giuseppe Barba, l'uomo che ha deciso di collaborare con la giustizia

Una veduta di Gallipoli.

 

LECCE – Pugno duro dei giudici della seconda sezione penale (Pasquale Sansonetti, Giuseppe Biondi e Michele Toriello), i quali hanno condannato a dieci anni di reclusione Pompeo Rosario Padovano, 40enne, il boss dell’omonimo clan gallipolino, per estorsioni e minacce ai danni di alcuni imprenditori della Città Bella.

La pena inflitta al boss, già in carcere perché ritenuto anche il mandante dell’omicidio del fratello Salvatore, alias “Nino Bomba”, è stata superiore persino alle stesse richieste del sostituto procuratore della Dda di Lecce, Elsa Valeria Mignone, che aveva invocato sei anni di reclusione. Assolto dalle imputazioni, invece, Giuseppe Barba, il 41enne già sodale del clan e che ha deciso di collaborare con la giustizia. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Luigi Piccinni e Paola Scialpi.

Le indagini, riguardanti il periodo che volge dal 2007 al 2010 e condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Lecce, misero in evidenza una serie di presunte estorsioni, aggravante dalle modalità mafiose, di soldi o, all’occorrenza, persino di merce, ai danni di commercianti e artigiani. Fatti che sarebbero proseguiti persino dopo l’arresto di Pompeo Rosario Padovano per l’omicidio del fratello. Secondo le accuse, si sarebbe avvalso di sodali ancora all’esterno. Le indagini nacquero dopo la denuncia di una delle presunte vittime, che si rivolse ai carabinieri, rompendo il muro d'omertà e di paura.

Fra gli episodi più significativi, uno risalente all'aprile 2010, ai danni di una autocarrozzeria di Gallipoli. Il proprietario sarebbe stato costretto a riparare un'auto in uso a Padovano senza ricevere alcun compenso. Un altro episodio, invece, più lontano nel tempo, risale al 2007. Vittima, il gestore dell'internet point "Media Point", di Gallipoli. Sarebbe stato lo stesso Rosario Padovano a chiedere soldi per la sua associazione di volontariato "Vela Blu", costringendo il titolare a firmargli due assegni. Le estorsioni, per gli investigatori, sarebbero proseguite anche in un secondo momento.  

Nell’ambito dello stesso procedimento, il 50enne Marcello Padovano, cugino del boss, era già stato condannato con il rito abbreviato, a due anni e otto mesi, il 9 febbraio scorso, anche se, nel suo caso, da estorsione il reato è stato riqualificato in rapina, per un episodio in cui avrebbe slacciato dal polso di un commerciante e tenuto per sé un orologio Mont Blanc, pezzo dal valore di 2mila e 500 euro circa, fatto avvenuto, all'interno un ristorante, dove l'uomo era seduto.

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