Estorsioni, truffa e tentata rapina: 36enne ammette tre episodi su quattro

L'uomo ha confermato il suo coinvolgimento in tre dei quattro episodi che gli sono contestati nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Carlo Cazzella, su richiesta del pubblico ministero Carmen Ruggiero. Lo ha fatto oggi durante l'interrogatorio di garanzia

LECCE - Ha ammesso in parte le sue responsabilità Cosimo Davis Guido, il 36enne di Campi Salentina accusato di essere stato l'autore, tra il settembre e il dicembre scorsi, di due estorsioni, una delle quali tentata, di una truffa, e di una tentata rapina.

L'uomo ha confermato il suo coinvolgimento in tre dei quattro episodi che gli sono contestati nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Carlo Cazzella, su richiesta del pubblico ministero Carmen Ruggiero. Lo ha fatto oggi durante l'interrogatorio di garanzia che si è tenuto nel carcere di “Borgo San Nicola” alla presenza dell'avvocato difensore Francesco Calabro.

L'indagato (già condannato sia per reati contro il patrimonio e la persona sia per evasione e violazioni della misura di prevenzione della sorveglianza speciale), ha confessato la truffa (reato per il quale non è prevista la detenzione) consumata un mese fa e di averlo fatto per sfamare la famiglia, avendo perso il lavoro.

Per questo, con un anziano e la sua badante si è finto tecnico dell'Acquedotto pugliese, incaricato di eseguire lavori urgenti di riparazione all'impianto idrico della loro abitazione, che altrimenti sarebbe rimasta senza acqua, al costo di 280 euro. Alle vittime che gli avevano consegnato 320 euro, riferì che sarebbe tornato per consegnare loro ricevuta e resto. Ma quando i malcapitati hanno preteso indietro la somma, Guido si è fatto consegnare altri 250 euro, sostenendo falsamente che un collega avrebbe provveduto alla restituzione del denaro, ma disponeva solo di una banconota da 500.

GUIDO COSIMO DAVIS-2-2-2-2Il 36enne ha ammesso pure di essersi impossessato di un cellulare dal valore di 300 euro da un negozio di telefonia a Trepuzzi senza pagare e di essersi rivolto così al commerciante: “Questo telefono mi serve che lo devo regalare ad uno che ieri è uscito dalla galera. Va bene, poi vengo io da te e mi paghi tu a me”.

L'indagato ha invece negato di essere stato l'artefice della brutale aggressione a scopo di rapina, avvenuta il 1° dicembre, ai danni di un 84enne. Secondo l'accusa, invece, è stato proprio lui a introdursi in casa dell'anziano, ad aver colpito la vittima con calci e pugni, ad aver messo a soqquadro le stanze, nel tentativo di trovare denaro.

Per l'accusa, il 36enne si è reso protagonista anche del cosiddetto “cavallo di ritorno”: chiese 150-200 euro ad una vicina di casa per intercedere con i ladri e farle così riottenere i documenti e gli effetti personali che le erano stati rubati dall'autovettura. Stando alla versione di Guido, però, è estraneo al furto, ma voleva solo aiutare la donna a riprendersi la refurtiva, avendo intuito chi fossero i responsabili.

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