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“Mi manca la mia famiglia a Lecce”, così evade, ma da Manduria finisce nel carcere di Bari

La storia del detenuto che ieri si è allontanato dalla Comunità dove era ai domiciliari, sperando di essere trasferito nel carcere di Lecce. Ma a causa dell’emergenza Covid, è stato accompagnato in un penitenziario più lontano

LECCE - Non riesce più a stare lontano dalla sua famiglia, così decide di allontanarsi dalla Comunità di recupero, a Manduria, dove era ai domiciliari e, dopo varie peripezie, raggiunge gli uffici della Questura di Lecce con l’obiettivo di essere trasferito nel penitenziario di “Borgo San Nicola”. Ma il suo programma per riavvicinarsi a moglie e figli, fallisce due volte, perché è finito sì in carcere per evasione, ma in quello di una città ancora più lontana dalla precedente: Bari.

E’ qui, che è stato accompagnato, su disposizione del magistrato di turno, per ragioni precauzionali adottate nell’ambito dell’emergenza Covid, Turkijan Mutisi, il 37enne montenegrino, già domiciliato nel campo Panareo, divenuto noto alle cronache locali per aver derubato in due occasioni e, anche aggredito, un uomo di 99 anni, nei pressi del “Banco di Napoli”, in piazza Mazzini, nel centro della città barocca.

Proprio per questi episodi, avvenuti il 27 gennaio e il 6 febbraio di un anno fa, Mutisi fu destinatario, lo scorso luglio, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, e quattro mesi fa, ha patteggiato  tre anni e due mesi di reclusione (più il pagamento di una multa di circa 1.300 euro). Attraverso l’avvocato Paride Marti, era riuscito a ottenere i domiciliari nella Comunità Airone di Manduria, ma la sofferenza legata all’impossibilità di poter incontrare i familiari e vederli anche solo per pochi minuti, sarebbe diventata ingestibile.

A raccontarlo era stato lo stesso detenuto in una lettera inviata nei giorni scorsi, tramite i carabinieri di Manduria, al gip di Lecce con la quale chiedeva di poter ritornare nella casa circondariale della sua città e accorciare così i chilometri che lo separavano dai suoi cari. Alla fine, però, ha pensato di trovare da solo la soluzione, macchiandosi di un nuovo reato, evasione, che, come detto, non ha sortito gli effetti sperati, e ha determinato l’apertura di un altro procedimento nei suoi riguardi,  oltre a quelli già sfociati in due decreti di citazione diretta a giudizio per i furti di due biciclette, avvenuti in città lo scorso anno: una mountain bike parcheggiata vicino a un cancello di un’abitazione in via Gidiuli, il 18 maggio scorso, e una “Cruiser” dal cortile del tribunale di via Brenta, il 13 febbraio.

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