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Venerdì, 12 Aprile 2024
Fatti sequestri preventivi

Evasione fiscale, una decina di studi odontoiatrici del Salento nella rete della guardia di finanza

Un’inchiesta coordinata dalla procura della Repubblica di Bari ha investito quasi tutte le province pugliesi. Con un software si aveva una contabilità parallela che includeva le prestazioni non fatturate. A Lecce accertati ricavi non dichiarati per quasi 500mila euro in due anni

LECCE – Sono una decina gli studi odontoiatrici della provincia di Lecce finiti nella rete in una articolata inchiesta per evasione fiscale coordinata dalla procura della Repubblica di Bari, condotta nel biennio 2022-20023, che ha portato nelle scorse ore all’esecuzione, da parte dei finanzieri del comando provinciale del capoluogo regionale, del sequestro preventivo di beni per un valore di circa 5 milioni di euro. 

Nel complesso, nelle province pugliesi (con qualche caso anche in Basilicata) sono stati individuati 80 professionisti, 47 dei quali denunciati alle autorità giudiziarie (oltre i 50mila euro di presunta evasione scatta il deferimento). Si calcola che la base imponibile sottratta sia pari a circa 33 milioni di euro. Solo nel territorio della città di Lecce è stata accertata dai reparti territoriali delle fiamme gialle la mancata fatturazione di poco meno di 500mila euro, relativa a due annualità, a carico di due distinti studi.

Ai professionisti viene contestata la dichiarazione fraudolenta dei redditi, le annualità di imposta oggetto di controllo vanno dal 2016 al 2020. Tutto è partito da una verifica fiscale del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Bari nei confronti di un odontoiatra: in quella sede è stato individuato il profilo di un ingegnere, ideatore e fornitore di un software capace di creare una contabilità parallela a quella ufficiale. Tra il materiale sequestrato nel corso delle perquisizioni a carico dei due sono state trovate anche copie di backup del programma che poi è stato trovato nei supporti di molti altri odontoiatri.

Un archivio informatico invisibile

Il software consentiva ai titolari degli studi di rendicontare anche i compensi percepiti in nero, attraverso il tasto F12 e l'utilizzo di una password. Il sistema, così congegnato, agevolava i professionisti nella gestione di due archivi informatici, uno – definito “interno” - contenente le prestazioni per le quale era emessa regolare fattura, l’altro, definito “storico”, contenente tutti i dati, inclusi quelli delle operazioni non fatturate.

Il programma consentiva di memorizzare facilmente la contabilità parallela su supporti esterni che non potevano essere penetrati senza l’uso di quelle modalità di accesso (F12 e password).  Sulla base dei primi riscontri investigativi, poi, sono state disposte dall’autorità giudiziaria ulteriori perquisizioni per definire il perimetro della presunta frode che si andava configurando e i professionisti coinvolti.

Il racconto dei pazienti

Nel corso degli accertamenti, in alcuni casi sono stati anche trovati nomi di clienti, con accanto la sigla “N.F” (con riferimento alla mancata fatturazione). Elementi di riscontro molto utili per gli inquirenti sono stati raccolti ascoltando gli stessi pazienti che hanno dichiarato di aver pagato importi significativi senza ricevere in cambio alcuna documentazione fiscale. 

Le fiamme gialle, inoltre, a suggello dell’attività investigativa propria della fase delle indagini preliminari, hanno verificato attraverso l’anagrafe tributaria un trend piuttosto comune: per le annualità successive a quelle dei controlli fiscali, infatti, sono stati registrati incrementi nel volume d’affari dichiarato dagli studi di circa il 56 percento in media, con picchi in alcuni casi superiori al 150 percento.

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