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Vucinic dopo una partita con la sua nazionale (foto Ansa)

Vucinic dopo una partita con la sua nazionale (foto Ansa)

Evasione per 13milioni di euro, a processo l’ex attaccante del Lecce

Si aprirà il 7 ottobre il processo per dichiarazione infedele al 36enne montenegrino Mirko Vucinic. Restano i sigilli ai beni sequestrati (per equivalente) due anni fa durante le indagini

LECCE - Dopo anni di sfide sui campi di calcio, ora lo attende quella con la giustizia. Inizierà il 7 ottobre il processo in cui l'ex attaccante del Lecce Mirko Vucinic, di origine montenegrina ma residente nel capoluogo salentino, dovrà difendersi dall’accusa di dichiarazione infedele davanti al giudice della seconda sezione penale Valeria Fedele.

La data è stata fissata dal pubblico ministero Massimiliano Carducci che al termine delle indagini svolte sul conto del 36enne focalizzate sui periodi di imposta tra il 2014 e il 2017, ha emesso il decreto di citazione diretta a giudizio.

Proprio nell’ambito dell’inchiesta, il 20 novembre del 2019, la guardia di finanza eseguì il sequestro per equivalente dei beni dell’attaccante, su disposizione del giudice per le indagini preliminari Sergio Tosi. Questo in considerazione del fatto che, secondo l’accusa, nel periodo in cui Vucinic stipulò un contratto per la per la durata di quattro stagioni con la squadra "Al Jazira Club" (Emirati Arabi Uniti), per un compenso complessivo di 13,5 milioni di euro, pur mantenendo la residenza in Italia, avrebbe evaso l’Irpef.

In particolare, nel 2014, avrebbe evaso l’imposta sui redditi per oltre un milione e 400mila euro, sottraendo all’imposizione elementi attivi per tre milioni 277mila euro; l’anno seguente, per più di un milione e 900mila euro, sottraendo all’imposizione elementi attivi per quattro milioni e 560 euro; nel 2016, per oltre un milione e 900mila euro, sottraendo all’imposizione elementi attivi per quattro milioni e 560 euro; e infine nel 2017, avrebbe evaso l’imposta sui redditi per 542mila euro, sottraendo all’imposizione elementi attivi per un milione 278mila euro.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Antonio Savoia, in questi mesi ha tentato invano di ottenere il dissequestro dei beni sostenendo che in quegli anni l’ex calciatore avrebbe dovuto rendere conto al fisco degli Emirati Arabi, ed è questa la tesi che continuerà a sostenere nel processo che si aprirà ad ottobre.

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