Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Ex Apisem, due i processi. A giugno la prossima udienza

L'accusa ipotizzata dal procuratore aggiunto Ennio Cillo è di "avvelenamento colposo della falda acquifera sottostante il cantiere dell'Università del Salento e inadeguata attività di messa in sicurezza"

LECCE - L’ex deposito di carburanti Apisem, già dismesso nel 1997 e di proprietà della “RG Semeraro”, sito in corrispondenza tra la via Vecchia Surbo e via Taranto, alla periferia nord del capoluogo salentino, è già ai centro di due processi in corso dinanzi ai giudici del Tribunale di Lecce (che il prossimo 14 giugno potrebbero essere riuniti). Processi che vedono come imputato Giovanni Semeraro, patron del Lecce calcio.

L'accusa ipotizzata dal procuratore aggiunto Ennio Cillo nei confronti dell’imprenditore, è di “avvelenamento colposo della falda acquifera sottostante il cantiere dell'Università del Salento e inadeguata attività di messa in sicurezza e caratterizzazione dei luoghi contaminati”. A dare avvio alle indagini, nell'ottobre del 2010, era stato l’esposto presentato da alcuni residenti della zona che lamentavano la presenza di odori nauseabondi provenienti proprio dal complesso universitario che sta nascendo alle porte del capoluogo salentino.

Nella loro relazione i consulenti nominati dalla Procura, il chimico Mauro Sanna e il geologo Bruno Grego, avvalorano l'ipotesi che la causa della contaminazione del suolo sia da attribuire all'ex deposito di carburanti. I consulenti ipotizzano, attraverso i riscontri delle analisi di 26 campionamenti eseguiti tra il cantiere, l'ex deposito e la Torre di Belloluogo, che la contaminazione si stia propagando alle aree circostanti, poiché le misure adottate dalla proprietà per la messa in sicurezza, "non sarebbero riuscite a rimuovere o isolare le fonti di contaminazione responsabili dell'inquinamento delle acque sotterranee". Un piano di messa in sicurezza e caratterizzazione che la proprietà, però, aveva concordato con la Provincia e la Regione. L’intero complesso è stato sottoposto a sequestro preventivo lo scorso 25 maggio dai carabinieri del Noe di Lecce, e poi dissequestrato, fatta eccezione per una piccola parte, all’inizio di luglio.

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