Ex avvocato vittima di presunti prestiti usurari, in tre finiscono a processo

Sono tre le persone rinviate a giudizio nella vicenda giudiziaria su un presunto caso di usura nato dalle denunce presentate dall’ex avvocato Alfredo Cardigliano, assistito dal professor Francesco Vergine. Il gup Cinzia Vergine ha rinviato a giudizio i tre imputati accusati di usura. Il processo si aprirà il prossimo 7 marzo dinanzi

LECCE – Sono tre le persone rinviate a giudizio nella vicenda giudiziaria su un presunto caso di usura nato dalle denunce presentate dall’ex avvocato Alfredo Cardigliano, assistito dal professor Francesco Vergine. Il gup Cinzia Vergine ha rinviato a giudizio Alfio Negro, 73 anni; Giuseppe Ramundo, 52 anni e Luigi Vergaro, 44 anni, tutti di Ruffano, accusati di usura. Il processo si aprirà il prossimo 7 marzo dinanzi ai giudici della seconda sezione collegiale. Le presunte vittime, Alfredo Cardigliano e la moglie, si sono costituiti parte civile.

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto della Repubblica di Lecce Antonio De Donno e condotte dagli agenti di polizia e dagli uomini della guardia di finanza, sono partite nel 2013 quando, travolto dall’inchiesta in cui è accusato di aver truffato alcuni suoi ex clienti, Cardigliano ha raccontato agli inquirenti l’inferno in cui era finito, vittima per anni dei suoi presunti usurai. Anni di debiti e tassi d’interessi cresciuti esponenzialmente, che l’ex avvocato ha ricostruito in lunghe e dettagliate deposizioni agli investigatori e attraverso corposa documentazione contabile. Una sorta di doppio binario di vittima e carnefice attraverso cui la vita del professionista e della sua famiglia si sarebbe lentamente sgretolata. 

Vittime di Negro e Ramundo sarebbero stati proprio Cardigliano e sua moglie, che avrebbero contratto, in un arco temporale di circa vent’anni, un prestito di oltre 400mila euro. A fronte di questa cifra i due, “approfittando dello stato di difficoltà economica e finanziaria della coppia”, prima si sarebbero impossessati di un appartamento a Ruffano e poi avrebbero fatto sottoscrivere i contratti preliminari di vendita di un palazzo gentilizio e di due immobili sempre a Ruffano, per un valore superiore a 900mila euro. Beni e contratti sottoposti a sequestro preventivo su disposizione del gip alcide Maritati.

Negro, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe concesso alla coppia prestiti con tassi d’interessi tra il 166 e il 570 per cento. Vergaro (assistito dall’avvocato Simone Viva), secondo quanto denunciato, avrebbe preteso la restituzione di alcuni prestiti con tassi usurari pari a oltre il 21 per cento (facendosi promettere un importo di oltre 75mila per un debito di poco più di 50mila). In un altro caso il tasso applicato sarebbe stato del 26 per cento.

Negro e Ramundo, assisiti dall’avvocato Marco Costantino, hanno sempre respinto le accuse, evidenziando come non vi sia stato alcun prestito con tassi usurai o alcuna speculazione economica. Negro, secondo la tesi difensiva, si sarebbe limitato a pestare alcune somme di denaro al suo ex avvocato, che avrebbe poi avanzato continue richieste di denaro. L’appartamento a Ruffano al centro del sequestro sarebbe stato venduto per colmare parte dei debiti, e per lo stesso immobile la coppia avrebbe comunque ricevuto una consistente somma. Riguardo al contratto preliminare di vendita di un palazzo gentilizio, sempre a Ruffano, lo stesso Negro sarebbe stato vittima di una presunta truffa per cui ha già presentato denuncia. L’immobile, secondo l’indagato, non può essere ceduto. Le tesi difensive sono state raccolte in un corposo memoriale con la relativa documentazione.

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Tesi e ipotesi che saranno ora acclarate e verificate nel processo che si aprirà a marzo.

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