Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca Leuca / Via Antonio Miglietta

Caos nella sorveglianza degli ospedali. I lavoratori chiedono l’intervento della Asl

Presidio presso la direzione generale dei 17 vigilanti che non sono stati riassorbiti dalla nuova ditta Securpol Security. Sindacati chiedono incontro ma l'azienda non si presenta e risponde con un fax. Domani protesta in prefettura

I vigilantes questa mattina presso la direzione della Asl.

LECCE – Diciassette vigilanti mandati a casa, nonostante il “sacrosanto diritto” di passare alle dirette dipendenze della nuova ditta sul lotto 1 della Asl di Lecce, che comprende l’ospedale Vito Fazzi di Lecce, il polo oncologico ed il Sert. Ed è già caos, oggi, presso la sede generale di via Miglietta, in cui i lavoratori licenziati da La Velialpol srl hanno spostato l’asse della protesta. In attesa di conoscere gli esiti dell’incontro tra sindacati, azienda sanitaria e amministratori della ditta subentrata, Securpol Security srl.

Il passaggio di personale sul cambio d’appalto sarebbe dovuto avvenire, infatti, il primo giugno. E senza troppe complicazioni. Ma il fine settimana è trascorso in presidio presso i locali della direzione generale dell’ospedale: i 17 vigilanti che sabato si sarebbero dovuti presentare regolarmente a lavoro, dicono di essersi visti “scavalcare” da altro personale già in forza alla Securpol.

E c’è di più. La nuova ditta, anziché assorbirli per via diretta ed immediata, senza l’intermezzo di un periodo di prova, avrebbe assunto tre o quattro persone nuove. “Quelle che di cui abbiamo contezza certa, perché potrebbero essere molti di più”, spiegano gli interessati tra le pieghe di una vertenza che appare piuttosto delicata.

La richiesta di convocazione dei segretari di Filcams Cgil, Uiltucs Uil, Fisascat Cisl, Ugl e Cisal, rivolta alla prefettura di Lecce è stata rimandata, nell’attesa del confronto odierno. Dal punto di vista legale, i sindacati ritengono di avere tutte le carte in regola per far valere un diritto sancito sia dall’articolo 27 del contratto d’appalto, sia dall’articolo 30 della legge regionale 4 del 2010.

Ed “inspiegabilmente” violato dalla nuova ditta. A monte vi sarebbe una contestazione, da parte di Securpol Security, sul numero di unità da rilevare: 12, anziché le 17 calcolate in virtù di una riduzione del servizio pari al 30 percento sul monte orario complessivo.

Il calcolo delle 17 persone era stato individuato dai sindacati e confermato dalla Asl, ma l’ultimo incontro presso il settore delle politiche economiche della Provincia di Lecce ha raggiunto un punto morto. Neppure la richiesta di un differimento di 20 giorni, in attesa di sbrogliare la matassa e raggiungere un accordo per via bonaria, è stata accettata da Securpol Security che ha considerato la proposta“ingiustificata, inutile e foriera di gravi danni”.  Così la Asl di Lecce non ha potuto far altro che confermare la data di inizio del 1° giugno.

Proprio oggi gli amministratori sanitari avrebbero provveduto ad inoltrare una nuova diffida a Securpol considerata “inadempiente” rispetto agli obblighi di salvaguardia dei livelli occupazionali. Regole fissate nella nota “clausola sociale” che prevede, in buona sostanza, che non siano i lavoratori a dover subire disagi dai continui cambi di testimone sugli appalti. Perdendo anche i diritti di anzianità e qualifica professionale maturati nel tempo.

La risposta di Securpol non avrebbe, però, fatto intravedere spiragli: oltre al numero dei lavoratori, vengono rimandate a La Velialpol le responsabilità di alcune lungaggini tecniche. L’azienda si dice disposta ad assumere immediatamente le unità individuate, ma solo nel momento in cui verranno licenziate dalla ditta che lascia l’appalto. E richiede la convocazione di un ulteriore incontro istituzionale per risolvere, velocemente, le controversie.

Dura la reazione dei sindacalisti Mirko Moscaggiuri  di Cgil e Vito Perrone di Cisa che si dicono pronti, al pari dei colleghi, a chiedere la rescissione del contratto: “Il passaggio dei lavoratori doveva avvenire per via immediata e non si comprende la ragione né il vantaggio di questo passaggio intermedio. Passaggio neppure previsto nell’ambito degli appalti della pubblica amministrazione”.

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