Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Ex liceo Tito Schipa, lavori fermi. Il rischio di un cantiere fantasma in città

Vietato sforare il Patto di stabilità. I lavori dell'ex liceo musicale su viale dell'Università stentano a proseguire perché la Provincia di Lecce, pur avendo a disposizione 1 milione mezzo, si ritrova a dover pagare a singhiozzo la ditta appaltatrice

Viale dell'Università, come appare il cantiere dell'ex Conservatorio Tito Schipa.

LECCE – Cantieri aperti, avviati e mai chiusi. Milioni di euro fermi nella Cassa depositi e prestiti che la Provincia di Lecce non potrebbe utilizzare per consentire la fine dei lavori di ristrutturazione di scuole ed edifici pubblici, da rivalutare e rendere sicuri e fruibili per la comunità. Il simbolo del fallimento sui tempi di consegna dei lavori incompiuti sotto gli occhi di tutti e che si trascina dietro dalle opere stradali alle messa in sicurezza negli edifici scolastici, è l’ex Conservatorio Tito Schipa, lungo viale dell’Università, non certo l’ultima strada periferica del territorio comunale.?

La sua storia, non quella risalente alla “Città della lupa”, ma vicende molto più contemporanee, annovera ormai un lungo percorso (basta dare una sbirciatina agli articoli correlati, ndr). Un percorso che inizia con i soliti stucchevoli proclami politici, di squallidi battibecchi sulla paternità di chi ha voluto il progetto di riqualificazione, di chi è riuscito a farsi elargire dalla Regione Puglia, attraverso i “Fas” (Fondo per le Aree sottoutilizzate), risorse dello Stato in buona sostanza, 1 milione 545mila euro, e poi appalti e ricorsi. ?

Ecco, l’edificio storico a ridosso della mura che cingono il centro storico (la parte retrostante dell’ex liceo si affaccia su via Adua), così come appare come nelle foto, una sorta di simulacro decaduto, circondato da erbacce, dalle impalcature che iniziano a fare ruggine, dalla recinzione ormai obsoleta che smaschera cinicamente lo stato dei lavori, sembra rigirarsi contro l'incapacità della politica e la nullità del politichese.

Quella gestione della cosa pubblica che oggi sembra avere una sorta di alibi chiamato patto di stabilità. Che “è un accordo, stipulato e sottoscritto nel 1997 dai paesi membri dell'Unione Europea, inerente al controllo delle rispettive politiche di bilancio pubbliche, al fine di mantenere fermi i requisiti di adesione all'Unione Economica e Monetaria dell'Unione Europea (Eurozona) cioè rafforzare il percorso d’integrazione monetaria intrapreso nel 1992 con la sottoscrizione del Trattato di Maastricht (Wikipedia)”.

Vietato sforare il Patto di stabilità. I lavori di ristrutturazione dell’ex liceo musicale Tito Schipa stentano a proseguire perché la Provincia di Lecce, pur avendo incassato dallo Stato 1 milione mezzo, si ritrova a dover pagare a singhiozzo la ditta appaltatrice. Che è costretta ad anticipare spese di materiale edile e della manodopera  per poi sperare di vedersi rimborsate le uscite. Quando ciò non avviene, i lavori  si bloccano. E l’andazzo vale per tutte quelle opere pubbliche incompiute sparse per il Salento.

Cosa c’entra allora il patto di stabilità? C’entra, eccome. In buona sostanza le uscite di denaro pubblico devono essere ammortizzate dalle entrate. Entrate che per una pubblica amministrazione come la Provincia di Lecce si riferiscono prevalentemente a tutta una serie tassazioni e oneri da parte del contribuente. Così, le casse provinciali non possono attingere al denaro che, per esempio, è destinato alla ristrutturazione dell’ex Tito Schipa, se quella voce di spesa non è poi contemplata da qualche altra parte. Tant’è che l’Ufficio di edilizia e patrimonio dell’ente provinciale, pur di dare respiro alle ditte che nel frattempo hanno aperto e lavorato nei cantieri, è stato costretto ad attingere dal bilancio 2014, denaro ancora “virtuale”, utile a pagare le ditte che hanno eseguito lavori nel 2013.

Ora, se la Provincia di Lecce è riuscita in parte a saldare opere eseguite lo scorso anno, potrebbe anche imporre, sì, imporre, alle ditte appaltatrici di continuare i lavori per l’anno in corso. Ma come possono allora i titolari delle imprese edili accettare di anticipare le spese ben sapendo che, chissà quando, l’ente committente sarà in grado di accreditare loro i legittimi incassi? Non accettano e basta. E le opere si fermano.

Le informazioni sui lavori del cantiere dell’ex Tito Schipa sono lapidarie, e rischia quel cartello di diventare proprio una lapide. La fase che dice tutto è questa: “Inizio lavori 3 maggio 2011 con fine lavori prevista per il 27 agosto 2012”. Un anno e tre mesi di ritardo sulla consegna dei lavori. E non si è nemmeno a metà dell’opera.

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